Sistri, beffa ai contribuenti?

Sistri è il “Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti” nato nel 2009 su iniziativa del Ministero dell’ambiente, con l’intento d’informatizzare la filiera dei rifiuti speciali a livello nazionale.

«Il Sistema semplifica le procedure e gli adempimenti, riducendo i costi sostenuti dalle imprese e gestisce inmodo innovativo un processo complesso, con garanzie di maggiore trasparenza, conoscenza e prevenzione dell’illegalità »: questo è quello che si legge sul sito ministeriale. Ma la realtà è ben diversa.

A oggi, settembre 2011, il sistema non è ancora entrato in funzione e già si sarebbero spesi 100 – chi dice addirittura 200 – milioni di euro per la fase “sperimentale”. Perché nel 2010 e nel 2011, tutte le aziende iscritte al sistema hanno dovuto sostenere la tassa di registrazione di 180 euro. Eppure, il servizio ha rischiato di essere tagliato fuori dall’ultima manovra finanziaria. L’ultimo decreto lo ha fatto rientrare per un soffio, ma fino a febbraio 2012 non verrà attivato.

«L’intento del Sistri di rendere ogni rifiuto rintracciabile è condivisibile», spiega Roberto Cavallo, presidente della cooperativa albese Erica, «ma esistevano progetti alternativi molto meno costosi. Sono pessimista: temo che questo sistema non riuscirà affatto a combattere le ecomafie».

Proviamo a riassumere i problemi, facendo parlare altri due responsabili di aziende della zona.

Amambiente, consulenza ambientale di Cuneo: «Il sistema è stato calato dall’alto, senza confrontarsi con le associazioni: tutto il calvario del Sistri dipende da questo. L’introduzione del sistema è stata accompagnata dall’incertezza. Non sono mai stati chiari i termini, lo hanno bloccato, sbloccato, prorogato. Non siamo a priori contrari, a patto che il sistema venga opportunamente “corretto” e soprattutto vengano coinvolte nella sperimentazione, oltre alle associazioni di categoria, anche le aziende del settore, che possono vantare conoscenze e professionalità tali da permettere l’introduzione di un percorso funzionale».

Attività grafica di Alba: «Siamo venuti a conoscenza del Sistri nel 2010. Abbiamo partecipato a un convegno informativo. Poi è arrivato il momento dell’iscrizione. C’erano associazioni di categoria che gestivano il tutto a un costo di 70 euro, ma abbiamo fatto da soli. Dopo mezza giornata l’iscrizione c’era e bisognava pagare 180 euro per l’iscrizione 2010. Qualche settimana e abbiamo ritirato la chiavetta usb, a un costo di 16 euro, contenente il software di gestione dei rifiuti. Da quel momento, in teoria, sarebbe stato tutto trasferito su Internet. Ma i problemi per accedere al software non sono mancati e la chiavetta – si è saputo poi – avrebbe potuto mandare in blocco il sistema. Molte aziende preparano il ricorso al Ministero. A gennaio 2011 nulla ancora funzionava e già si è dovuta pagare la nuova tassa annuale. Come si può dar fiducia a un simile sistema? L’Italia poteva essere pioniera in materia e invece è stata l’ennesima beffa ai danni dei contribuenti».

Maurizio Bongioanni