Apro, corsa contro il fallimento

Entra nella sala abbozzando un saluto garbato, nel suo stile determinato. Sa che molti sono lì per la sua audizione. Scruta gli interlocutori con attenzione.Il suo volto è teso.

Olindo Cervella inizia a parlare: «La situazione è difficile, molto difficile». Nella sala in cui è riunita la terza Commissione consiliare si sentono solo le campane del Duomo rintoccare le 20. «Ma non impossibile », aggiunge.

L’Assessore alla formazione professionale del Comune di Alba, presidente del Consiglio di amministrazione di Apro, sapeva prima di accettare l’incarico che avrebbe dovuto affrontare una strada in salita, ma non immaginava che risanare i conti dell’Agenzia di formazione professionale sarebbe stato tanto difficile.

I numeri parlano chiaro: bilancio in rosso nel 2009, nel 2010 e anche nel 2011. L’esercizio finanziario di Apro formazione chiude a fine agosto e le cifre devono ancora essere ufficializzate, ma le ipotesi – come anticipato da Gazzetta – non lasciano sereni.

«La perdita supera il terzo del capitale », asserisce il Presidente. Cervella prova a fotografare le cause del passivo: «La Provincia, a fronte di un montante da 1 milione e 700 mila euro, è indietro con i pagamenti di 6-8 mesi, con un conseguente appesantimento degli interessi passivi a carico di Apro. La Regione ha tagliato le risorse sui bandi rivolti ai disoccupati, le banche chiedono assicurazioni su assicurazioni. Il Consorzio socio-assistenziale difficilmente riuscirà a riproporre i corsi di computer per gli anziani». E poi, fino a ieri, un Consiglio d’amministrazione dai costi elevati, formato da sei persone, spesso incapace di assumere decisioni.

Ci sono altri numeri che fanno riflettere. «La mensa di Apro, composta da 7 dipendenti, serve ogni giorno circa 100 pasti, mentre – tanto per raffrontare – alla mensa comunale 8 dipendenti preparano circa 1.800 pasti giornalieri», sottolinea Cervella, facendo emergere una sproporzione che andrà livellata. Con un taglio del personale?

I tagli hanno, peraltro, già colpito gli insegnanti, passati da 92 a 84, a fronte di un incremento di 15 alunni. Si tenta il tutto per tutto per razionalizzare i costi, soprattutto quelli legati all’investimento, rivelatosi fallimentare, sul castello di Barolo, dove è stata realizzata una cucina da oltre 300 mila euro. Nel frattempo, le attività alberghiere che venivano svolte nel castello sono state trasferite ad Alba.

Resta da risolvere la vicenda del contratto di locazione con il Comune di Barolo. Cervella non si sbilancia, limitandosi a un «vedremo se Barolo accetterà la nostra proposta», ma poi si lascia sfuggire idee che potrebbero rispecchiare qualche proposta: rescissione del contratto d’affitto o interventi sulla durata del contratto stesso, che potrebbe essere allungato, con la possibilità di subaffittare i locali.

Non vanno dimenticati i contatti con Slow Food per l’avvio di un piano industriale. Cervella assicura: «Occorre stretta aderenza all’etica professionale, perché dietro a una retribuzione deve sempre esserci una prestazione », scandisce il Presidente, ricordando di non essersi lasciato intimorire dalle conoscenze o dalle amicizie di alcuno. Restano i problemi e le preoccupazioni dei dipendenti e di una città che vuole evitare il fallimento di Apro. Anche perché, come testimoniano i tanti studenti impiegati subito dopo il diploma, chi trova Apro, trova un lavoro.

Enrico Fonte