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Levi: nuovi proprietari

La distilleria di Romano Levi proseguirà l’attività di produzione di grappa. A tre anni dalla scomparsa del famoso “grappaiolo angelico”, dopo vicissitudini e incertezze sul futuro della distilleria, è stata ufficializzata l’acquisizione da parte di un gruppo di appassionati, guidati dall’imprenditore Luigi Schiappapietra. «La distilleria, che non ha mai cessato la produzione, svilupperà la propria attività attraverso una fondazione che avrà l’obiettivo di valorizzare in Italia e all’estero, i prodotti, la figura, l’opera artistica e il lascito intellettuale di Romano Levi», dichiarano i nuovi proprietari.

A sancire il nuovo corso della distilleria sarà l’inaugurazione prevista per sabato 22, dalle ore 14 alle 18, durante la quale avverrà l’accensione del “sessantasettesimo fiammifero”.

I nuovi proprietari allontanano ogni timore sulla possibilità che il mito creatosi attorno alla distilleria venga cancellato da interessi commerciali: «La nuova gestione opererà nel rispetto del patrimonio di esperienza lasciato dal Maestro e si pone l’obiettivo di continuare la produzione mantenendo la storica tradizione qualitativa e conservando inalterato il processo produttivo, che ha contribuito a rendere famosa in tutto il mondo questa grappa».

A guidare il futuro della distilleria è l’imprenditore Luigi Schiappapietra, titolare di un polo di aziende agroalimentari che operano in Italia e all’estero. Schiappapietra, amico da anni di Levi, ha voluto creare, assieme a un gruppo di appassionati, una fondazione dedicata alla continuazione dell’attività, non solo produttiva, ma soprattutto filosofica e sociale del pensiero del “grappaiolo”.

Ad affiancarlo la giovane Elisa Scaratti, che ha lasciato Milano per seguire la gestione della distilleria. «Ogni angolo di questo posto rimarrà come lo ha lasciato Levi. Continueremo a produrre grappa come faceva Romano e suo padre prima di lui: la conservazione e la concia delle vinacce in profonde fosse, la distillazione con l’alambicco del 1925, a fuoco diretto, imbottigliando ed etichettando a mano ogni bottiglia. La nostra priorità è quella di promuovere le visite alla distilleria per conoscere la fatica, l’impegno, la passione che Romano metteva in ogni sua bottiglia», spiega Elisa Scaratti.

Nella distilleria tutto è rimasto come lo ha lasciato Romano: la stanza dove  disegnava le etichette e le ragnatele più fotografate al mondo, le foto di Levi con celebri personaggi, le pagine del Sole 24 ore con le quali “confezionava” le sue bottiglie, le sculture raffiguranti gli animali, omaggio di tanti clienti-amici provenienti da tutto il mondo.

 Le fasi di produzione sono seguite da Fabrizio Sobrero, per 14 anni al fianco di Levi. «Sono felice che la nuova proprietà voglia proseguire gli insegnamenti di Romano. Egli mi ripeteva sovente che avrebbe voluto, più di ogni altra cosa, che il nomedi suo padre Serafino comparisse sulle etichette, anche dopo la sua morte, almeno per altri cento anni. Produrre grappa col fuoco diretto non è semplice. La distilleria non dispone di manometri e ci sono voluti quattro anni per imparare il procedimento. Il lavoro viene svolto manualmente », spiega Sobrero.

All’inizio del 2008 Levi voleva riprendere la produzione della grappa di Moscato, cosa che faceva già suo padre, e ne aveva spiegato a Fabrizio il procedimento, ma non fece in tempo a vedere esaudito questo desiderio. «In sua memoria abbiamo voluto inserire la grappa di Moscato nella produzione, seguendo scrupolosamente le sue indicazioni: sarà pronta entro fine anno», conclude Fabrizio.

Nei ricordi delle persone che hanno conosciuto Romano Levi (nella foto) restano indelebili molte sue frasi che accompagneranno il futuro della distilleria: «Quando si viene nella mia distilleria non è obbligatorio comprare una bottiglia, ma è obbligatorio assaggiare la grappa», e quando qualcuno non degustava la grappa, come i bambini di numerose scolaresche che andavano a trovarlo, lui ne versava un po’ sul palmo della mano, per farne assaporare almeno la fragranza. Protagoniste indiscusse della fama di Levi sono state le bizzarre etichette da lui stesso disegnate, prime fra tutte quelle raffiguranti la “donna selvatica”. L’etichetta di quest’anno sarà realizzata da Paolo Conte.

All’interno della casa di Levi sono stati ritrovati numerosi documenti meticolosamente conservati e in futuro la fondazione prevede la realizzazione di uno spazio espositivo che ripercorra la storia di Levi e della sua famiglia. Sabato 22, alla presenza dei tanti amici di Romano Levi, verrà acceso il fiammifero che Romano per ben sessantatré volte accese al termine della vendemmia per produrre la sua grappa. Grazie all’impegno di queste persone il ricordo di Levi non svanirà, e la “donna selvatica” potrà continuare a “scavalicare tutti i confini”.

Silvana Fenocchio