Se il TICKET favorisce il privato

Chi non è di casa in ospedale per esami e prestazioni mediche magari non se n’è accorto, ma da un paio di mesi sono entrati in vigore in quasi tutta Italia i nuovi ticket sulla diagnostica modulati sul costo degli esami e delle ricette.

Uno degli elementi più controversi della manovra finanziaria 2011 è infatti legato all’introduzione del pagamento di 10 euro per le prestazioni diagnostiche e di 25 per i “codici bianchi” – le visite non urgenti – al pronto soccorso. La normativa è stata però “assorbita” dalle regioni italiane in vari modi. Risultato: il ticket è stato introdotto ovunque, tranne che in Valle d’Aosta, a Bolzano, a Trento e in Sardegna (quest’ultima sta pensando a un aumento “simbolico” di 1 euro per tutti). Liguria, Lazio, Basilicata e Calabria hanno introdotto il ticket di 10 euro a ricetta senza modulazioni. Friuli-Venezia Giulia, Campania e Molise hanno per ora solo deciso di introdurlo. Toscana, Umbria, Emilia-Romagna, Marche e Veneto hanno invece modulato il ticket in base alle fasce reddituali. L’Abruzzo ha previsto l’esborso per nuclei familiari con redditi superiori a 36.151 euro annui. In Sicilia, dove c’era già un balzello di 2 euro, ne sono stati aggiunti 8 euro per arrivare a 10. Lombardia e Piemonte hanno introdotto il ticket in base alla tipologia degli esami, con un contributo proporzionale al valore della prestazione, pagato a prescindere dal reddito.

Dunque, in Piemonte occorre pagare, in aggiunta al ticket, la cosiddetta “quota ricetta”, calcolata in base alla somma dei ticket di tutte le prestazioni richieste dal paziente, correlate a un prospetto che suddivide i valori delle ricette in 16 fasce e a ognuna abbina un importo che va da 0 a 30 euro. Ma che cosa significa in concreto? «A parte gli esenti, tutti i cittadini, senza distinzione di reddito, si trovano ad affrontare una spesa superiore a prima per ogni tipo di esame», spiega Fabrizio Viglino, responsabile del Centro unico prenotazioni (Cup). «L’aumento per quote favorisce gli esami di laboratorio, che hanno costi relativamente bassi,mapenalizza la radiodiagnostica. Per le ecografie o le Tac, che rientrano nella fascia più alta, il prezzo all’utente è raddoppiato. Il risultato è che oggi molti preferiscono rivolgersi alle strutture private, dove i tempi di attesa sono molto inferiori».

A livello nazionale, il Movimento consumatori ha già espresso contrarietà alle applicazioni dei ticket che, praticamente ovunque, non tengono conto delle fasce meno abbienti. Commenta Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci& salute del Movimento: «Siamo di fronte a 20 sistemi diversi e dappertutto è aumentata la pressione sui malati. Nessun intervento è stato invece adottato per arginare gli sprechi. Viene meno il concetto sociale di assistenza, che era insito nel sistema sanitario nazionale, a favore del sistema privato, che in queste situazioni è avvantaggiato. I costi per accedere alle prestazioni pubbliche si aggiungono alle liste di attesa. Le persone preferiscono così rivolgersi alle strutture private».

Cristina Borgogno