Si esce dalla crisi lavorando

Come vede il presente e il futuro dei giovani, presidente Gianna Gancia*? «Difficile prospettare scenari per il futuro senza partire dall’oggi ovvero da una situazione che sconta ancora, al di là di timidi segnali di ripresa, una forte crisi finanziaria e culturale. Una situazione che ha radici profonde e che si spiega con gli errori di ieri: non mi risulta che il debito pubblico italiano sia nato sotto il cavolo o l’abbia portato la cicogna… E considerazioni analoghe valgono per le speculazioni, a cui si è lasciata andare una certa finanza d’assalto».

Che cos’è cambiato nell’ultimo anno di grave recessione per il mondo lavorativo locale? «Ho sotto gli occhi i dati del Centro per l’impiego di Alba: nel 2011, su scala provinciale, si registra una  crescita nelle nuove assunzioni che non va sottovalutata. Specialmente in alcuni comparti, come quello metalmeccanico o quello dei trasporti abbiamo situazioni positive e a doppia cifra. Dobbiamo ripartire da qui, dal lavoro vero, quello creato dalle 80 mila partite Iva della nostra provincia, eccellenze che non si sono mai abbandonate a speculazioni fantafinanziarie e che invece chiedono, a buon diritto, di non essere esposte a vessazioni burocratiche, oltre che a ispezioni, controlli e verifiche ossessionanti».

La situazione, tuttavia, non appare rosea… «Non mancano chiaroscuri. I dati, dicono che nel secondo trimestre 2011 l’occupazione di lavoratori italiani ha perso 81 mila unità, nello stesso periodo in cui quella straniera ha registrato un incremento di 168 mila. Non rifletteremo mai abbastanza sul fatto che sfiliamo in corteo contro la disoccupazione, mentre artigiani e piccoli imprenditori non trovano personale specializzato da assumere. Parallelamente, si contano meno assunzioni nella pubblica amministrazione (-57 per cento)».

Come giudica quest’ultimo dato? «Molto bene. Non possiamo diventare tutti dipendenti pubblici. E lo dico con il massimo rispetto per chi è dipendente pubblico, a iniziare dai miei collaboratori in Provincia. Ma penso a chi, come certi sindaci del Sud – penso a Comitini, Comune che ha avuto l’onore delle cronache perfino del New York Times –, ha assunto 64 dipendenti per un bacino di poco più di novecento abitanti. Si tratta di un atteggiamento che non difende la pubblica amministrazione, la oltraggia, trasformandola in una sacca di parassiti».

Come possiamo uscire dalla precarietà? «Lavorando. Tutti, come hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto. Sapendo che neppure certezze e diritti nascono sotto un cavolo né sono portate in dono da uno stormo di cicogne, ma s’acquisiscono mettendosi in gioco. “La soluzione dei problemi nostri sta nelle nostre mani”, comeinsegnava Luigi Einaudi oltre mezzo secolo fa».

* Gancia (foto) è presidente della Provincia di Cuneo

m.v.