Bere il giusto, vivere a lungo

Il Lions club Alba-Langhe ha dedicato l’incontro di novembre all’approfondimento dei cambiamenti negli stili sull’uso dell’alcol e i nuovi consumi. Sono stati proposti i punti di vista di un sociologo e di un medico, per capire meglio come sono cambiate le abitudini di consumo con il passaggio delle generazioni e gli effetti sulla salute. «È stata una scelta per sensibilizzare i giovani del gruppo Leo», spiega il presidente del Lions, Roberto Cerrato. «L’idea è responsabilizzare le scelte: è necessario uno sforzo comune di associazioni e istituzioni e regolari approfondimenti sull’argomento ».

Franca Beccaria è sociologa e ricercatrice di Eclectica di Torino.

Qual è il contributo della sociologia in questo ambito?

«Può essere utile per dare significato ai messaggi che vengono lanciati all’opinione pubblica, ma anche per comprendere i fattori che stanno alla base dei cambiamenti nei consumi. L’attenzione alle abitudini alcoliche in Italia è molto recente, mentre l’interesse della ricerca parte dall’esperienza del proibizionismo americano».

Qual è il ruolo dell’alcol nella cultura italiana?

«Nel nostro Paese l’alcol è radicato nella quotidianità. Negli anni Settanta il consumo annuale stimato era 14 litri pro capite; all’inizio del nuovo secolo il dato si è dimezzato. La riduzione dei consumi è scaturita da fattori di autocontrollo e da cambiamenti sociali: migrazione verso le aree metropolitane e variazione degli stili di vita, con maggiore attenzione alla salute».

Come avviene l’iniziazione al consumo di alcol?

«Il processo non è cambiato e continua a verificarsi in maniera graduale nell’ambito familiare: il che sembra preservare da rischi di abuso. Il vero problema è che per le nuove generazioni l’alcol non identifica solo il vino, ma anche tutta un’altra serie di bevande. La differenza sta nelle abitudini: la gran parte dei consumi avviene non più in famiglia, ma nel gruppo dei pari. Leprimepratiche regolari inc l u d o n o sempre meno il vino e la birra, a beneficio di superalcolici e aperitivi».

Fabrizio Faggiano fa parte del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università del Piemonte orientale.

Quali possono essere gli effetti positivi dell’assunzione controllata di alcol?

«In età adulta, quando le persone sonomagg i o r – mente soggette al rischio di malattie cardiovascolari, l’alcol è un fattore di protezione per l’infarto perché riduce l’adesività delle piastrine nel sangue. In questo caso, studi nell’area europea meridionale hanno evidenziato una maggior azione protettiva. Per quanto riguarda i giovani il fattore di protezione è nullo e la somministrazione va controllata con attenzione. Dall’altro lato bisogna ricordare che assimilando alcolici si aumenta il rischio di contrarre tumori e cirr o s i epatic a . In q u e s t o caso si inf l u e n z a , seppur indirettamente, la durata della vita media».

Come comunicare i comportamenti corretti alle giovani generazioni?

«Occorre pesare con attenzione gli aspetti positivi e negativi e comprendere la situazione d’insieme. In questa fase si deve mirare alla riduzione di eccessi e abusi, cercando di preservare gli usi virtuosi. Si deve distinguere tra il bere molto in situazioni delicate – durante il lavoro, oppure prima di mettersi alla guida – dall’assunzione moderata, tipica quella associata alla dieta mediterranea. Se non ci si riuscisse si rischierebbe di arrivare ai modelli dei Paesi nordici, dove la cultura del bere ha ben altri significati».

 Alessio Bottigliero