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Correvoce “perla” jazz di Liliana Fantini

Chi sia cresciuto con i dischi jazz della Philology, e abbia in mente un catalogo storico d’eccezione in cui suonano italiani e stranieri tra i più grandi (Sellani, D’Andrea, Rava, Basso, Tony Scott, Lee Konitz), non può che confessare una piacevole sorpresa nel ritrovarci l’album d’esordio di una cantautrice nostrana (di adozione), per di più registrato ad Alba e suonato da musicisti dell’albese.

Questo non per esprimere chissà quale orgoglio da tinello, ma perché entrare a far parte della scuderia di Paolo Piangiarelli e tenere tra lemani un disco che porti le sue insegne, in tempi di musica sempre più digitale e a rischio di dispersione, è da considerare un alto riconoscimento onorifico. Che è toccato a Liliana Fantini, al suo esordio con Correvoce, undici canzoni che si presentano con una fisionomia accattivante, pulita, sospesa in una terra di mezzo tra canzone d’autore con accenti jazzistici e pop, giri di blues e ritmi di tango, la cui veste definitiva deve molto alla sensibilità complice di Fabio Gorlier, musicista in varie formazioni jazz e docente di pianoforte all’istituto musicale di Bra Adolfo Gandino.

Liliana Fantini è una cantante e musicista dilettante – e questo è un dettaglio che rende ancora più bella la storia di Correvoce. Dilettante non è qui un termine riduttivo: si tratta di chi si lascia trasportare dalla passione della scoperta, e arriva a esprimere cose sentite nel cuore senza pensare per forza in termini di competizione commerciale, di gloria, di passerella. È necessario disporre di una dose di talento, e Liliana Fantini lo mostra in una scrittura piacevole, semplice, al servizio di annotazioni sentimentali, confessioni e osservazioni, anche ironiche, sulla vita. «Piccole storie dolci-amare», le definisce, lasciando immaginare che il disco sia scaturito da un momento di “passaggio” autobiografico. La musica le viene in mente come canto, come un motivo; le parole a volte arrivano insieme e tirano la volata alla canzone intera.

La parte decisiva la fanno gli arrangiamenti di Gorlier e la voce dell’autrice, che è calda e ha una dizione chiara e netta senza risultare posticcia, rendendo comprensibili anche i giri di frase più lunghi, le strofe più compresse («basta soltanto lasciare che il piede e il cuore ritrovino il ritmo di un unico jazz»). I cantautori storici italiani, Mina, Ornella Vanoni sono il retroterra degli ascolti di Liliana Fantini, che ha alle spalle corsi amatoriali di canto lirico al Gandino con il soprano Rosanna Roagna.

L’incontro con il mondo del jazz è stato tardivo, un riconoscimento a lungo rimandato e infine accolto, raccontato proprio nella canzone che apre il disco, E scopro il jazz, replicata in chiusura in una seconda take che vede ospite il sassofono di Emanuele Cisi (solista anche in Blues per un angelo nero). Insieme a Fabio Gorlier (pianoforte e bandoneon), completano il classico trio di accompagnamento Michele Anelli al contrabbasso ed Emilio Berné alla batteria. Registrato al Digital sound recording di Alba, il disco si trova distribuito dalla Ird (e il singolo Correvoce è in vetrina su Youtube).

Edoardo Borra