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Don Sciortino scuote Alba

Un nubifragio di moniti, di condanne a un regime politico e televisivo che negli ultimi anni ha prostrato il Paese, annichilendo le prospettive giovanili e soffocando l’anelito allo sviluppo. Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, arriva ad Alba la sera di sabato 19 per festeggiare l’ottantesimo compleanno del settimanale San Paolo. È proprio sotto le torri che Famiglia Cristiana ha emesso i primi vagiti, ed è cresciuta grazie alla speciale paternità del beato Giacomo Alberione.

Attende Sciortino un palazzo delle mostre e dei congressi gremito. La gente sembra avida di analisi esperte, pareri capaci di fotografare una situazione politica, economica e sociale in decadenza. Il direttore di Gazzetta d’Alba, don Antonio Rizzolo, apre l’incontro, accompagnato dagli inframmezzi musicali dell’organista albese Gabriele Studer e dalla presentazione del libro fotografico Un cammino di luce, realizzato da Severino Marcato dopo un pellegrinaggio di 3.600 chilometri, compiuto con alcuni amici tra Santiago de Compostela e Gerusalemme.

Sollecitato dagli spunti del sindaco Maurizio Marello, don Sciortino racconta un’Italia narcotizzata da «un’informazione raramente dedita alla verità, con telegiornali che propinano molte amenità e pochi elementi di realtà». La fotografia che il Direttore propone è feroce, ma lo scopo non è demoralizzare, piuttosto svegliare, preparare al recupero. Perché non è sostenibile una situazione in cui «per le strade arrancano dieci milioni di poveri, due milioni senza nemmeno i soldi per mangiare», e «una disoccupazione al 30 per cento, con un giovane su tre privato del futuro». Sciortino parla di «ragazzi fantasma», costretti all’emigrazione per garantirsi un lavoro all’altezza delle proprie abilità. Poi la questione anagrafica: «Stiamo andando incontro a un suicidio demografico, entro pochi decenni avremo 23 milioni di anziani e 8 milioni di giovani. Un Paese in queste condizioni non può sperare di sopravvivere». Dopotutto, sarebbe futile individuare un capro espiatorio, un colpevole, un unico artefice del dramma nazionale.

Perciò Sciortino parla della politica, senza riferimenti individuali: «La politica non possiede più etica, ci siamo dimenticati che il suo scopo non è “sistemarsi”,ma sistemare il Paese». E rincara, spietato: «Gli amministratori dovrebbero rinchiudersi in un palazzo, nutrirsi con solo pane e acqua fino a quando non avranno risolto i problemi della gente». Ma non solo le istituzioni sono responsabili, pure i giornalisti, «servili e incapaci di incalzare i politici, di metterli alle strette.

All’estero le autorità temono la televisione, perché la professionalità dei giornalisti non consente sgarri o incoerenze ». Iniquità sociale, inquinamento dell’informazione, faziosità politica, corruzione morale. Temi che sembrano comporre un’unica e feroce sentenza: le angosce italiane non le risolveremo “pragmaticamente” solo con tagli, razionalizzazioni e riforme. Fin quando egoismo, selvaggio individualismo e indiscriminata competizione trionferanno, il Paese continuerà ad affondare, fino a un punto di non scontato ritorno.

Matteo Viberti