Il “viceparroco di carta”

La Domenica, nata il 1° settembre 1921, festeggia quest’anno il novantesimo di fondazione. Il periodico, voluto dal Beato Giacomo Alberione (1884-1971), fondatore della Famiglia paolina, si proponeva di dare un aiuto ai parroci nella loro azione pastorale. È il «viceparroco di carta» come l’aveva inteso. Questo foglietto, che con il tempo si è evoluto, è una vera e propria miniera di riflessione e qualità editoriale, sia pur nelle sue “dimensioni volanti”.

Nato come bollettino parrocchiale, con tanta catechesi e la possibilità di dare ai parroci la quarta pagina per le notizie locali, ben presto si arricchisce di un supplemento più propriamente liturgico, che contiene la Messa commentata, una breve catechesi e il calendario.

Dopo il Vaticano II seguì la scia liturgica con tre edizioni: Domenica Catechesi e vita; La Domenica Messalino festivo a dispense e infine La Domenica Liturgia e vita, con i testi base della liturgia festiva, commenti e linee di approfondimento liturgico. Queste edizioni nel 1995 confluirono nell’attuale La Domenica, sussidio di liturgia e di catechesi, per un cristianesimo adulto nella fede. A don Orlando Zambello (foto), da oltre un quarantennio, energico e creativo direttore prima e condirettore oggi, rivolgiamo alcune domande.

Quali caratteristiche possiede per renderla così “unica”?

«Pagine semplici, ma molto curate, che contengono i testi delle letture liturgiche, introduzioni sobrie e con linguaggio comprensibile, suggerimenti per la preghiera dei fedeli oltre a brevi approfondimenti biblici, liturgici e pastorali, puntuale e attento aggiornamento delle Giornate mondiali e i momenti più rilevanti nella vita della Chiesa».

Crede che La Domenica appiattisca la creatività delle comunità parrocchiali?

«La Domenica è un foglio liturgico, è un mezzo prezioso. Ma non bisogna assolutizzarlo. Ogni parroco aiutato dal gruppo liturgico può rivedere per esempio la preghiera dei fedeli, tenendo conto delle necessità della sua comunità e aggiungere eventuali didascalie alle letture. È un mezzo che va usato con intelligenza, adatto per esempio come preparazione del gruppo liturgico alla celebrazione domenicale».

Cosa risponde a coloro che dicono: «Durante la Messa non si dovrebbe usare il foglietto per seguire le letture; ma ascoltare, poiché è Dio che parla»?

«Sono d’accordo con la regola aurea che “la parola di Dio va ascoltata”. Ma a questo proposito va da sé sottolineare che ci vuole anche una buona acustica nelle chiese, e degli ottimi lettori, che non si improvvisano. La funzione di questo sussidio è importante se viene utilizzato nel modo giusto, non certamente come sostituto del Lezionario o del Messale. Un suggerimento: venire in chiesa un po’ prima per leggere in anticipo i testi, e invitare i fedeli a portare a casa dopo l’ultima Messa il foglio liturgico per meditare le letture ascoltate in chiesa e trarre spunti di meditazione personale».

Oltre 1 milione di copie… quale il “segreto” di tanto successo?

«Saper coniugare la parte liturgica (testi del Lezionario e del Messale) con didascalie, commenti, moduli musicali, proposte per i canti e poi dare spazio a rubriche che riguardano la storia della Chiesa, la vita dei Santi, dei Padri della Chiesa, arte, archeologia, testimonianze, spunti per animare i vari tempi dell’anno liturgico».

Prospettive e novità per il futuro?

«Andiamo verso l’Anno della fede; stiamo preparando una rubrica adeguata per La Domenica e un opuscolo sui temi della fede con testimonianze e indicazioni perché la fede possa essere vissuta e professata nella vita delle varie categorie sociali».

f.r.