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Gancia: «Sulle Province, solo tanto fumo negli occhi»

Dal momento del varo la manovra “SalvaItalia” è al centro di aspri confronti. Tra i provvedimenti messi in campo dal Governo figura anche l’abolizione delle Province. Le loro funzioni dovrebbero chiudere alla fine del 2012, le Giunte si scioglieranno entro marzo 2013 e i lavoratori dovrebbero andare a Regione e Comuni. Ne abbiamo parlato con la presidente della Provincia di Cuneo Gianna Gancia.

Presidente, come giudica l’operato del Governo?

«Il mio giudizio è profondamente critico. Il Governo non ha fatto altro che aumentare le tasse, ben oltre la soglia di sostenibilità di famiglie e aziende».

Che effetti avrà l’abolizione delle Province?

«Sulle Province siamo al “fumo negli occhi”, uno specchietto per le allodole. Con l’aggravante per cui un Governo di nominati destituisce gli eletti, una scelta che si commenta da sé in democrazia, ammesso che questa ancora sia democrazia. La Granda è nata prima dell’unità d’Italia».

Quindi, a suo avviso, si potevano percorrere altre strade?

«L’alternativa ad aumentare le tasse (e le entrate) è ridurre la spesa. Nel 1980 lo Stato spendeva ogni anno 80 miliardi di euro. Oggi sono 800 e più. Le pare normale? A me no, neppure se considero l’inflazione. Come non trovo normale che al Sud certi Comuni con 900 abitanti abbiano 70 dipendenti. S’inizi da lì a ridurre la spesa. Pensi che, tra i banchi del Consiglio provinciale di Cuneo già nel 1864, tre anni dopo l’unità, ci si domandava come mai i contribuenti cuneesi versassero all’erario 780 mila lire, ricevendone in cambio, come investimenti e servizi, meno di 500 mila».

Quanti lavoratori sonoimpiegati dall’ente provinciale di Cuneo?

«Circa 720. Erano oltre 850 non più di cinque anni fa. Segno che chi amministra è stato oculato nella spesa e chi lavora per l’ente è attivo e operoso nel sobbarcarsi nuovi compiti ».

Pensa che i Comuni e le Regioni riusciranno ad assorbire tutti i lavoratori delle Province?

«Impossibile rispondere. Il rischio è che si arrivi a un aggravio di spesa, con il solo adeguamento contrattuale dei dipendenti provinciali ai colleghi regionali, più fortunati».

I sindacati sostengono che la sola riforma da fare è quella sui costi della politica. Che cosa ne pensa?

«Sono d’accordo nell’incidere sulla spesa. Perfino sulle Province. Nel nostro piccolo, l’abbiamo fatto, eccome. Via più di dieci società partecipate, in parte vendute, in parte liquidate. Oltre cento poltrone in meno, e non era scontato. Noi cuneesi l’abbiamo fatto, ma gli altri? In meno di tre anni abbiamo ridotto il debito di quasi il dieci per cento. Se l’avessero fatto tutti, non vivremmo le difficoltà odierne. E abbiamo raggiunto questi risultati diventando nel contempo la Provincia più virtuosa ovvero la meno oppressiva dal punto di vista fiscale in Piemonte».

È il motivo per cui il Sole 24 ore le aggiudica il 5 per cento in più di gradimento rispetto allo scorso anno?

«La vicinanza dei miei concittadini mi gratifica, in particolare in tempi come questi, difficili per tutti. Cerco di fare il mio dovere ogni giorno. Senza la loro vicinanza ci riuscirei meno».

Cristian Borello