Rossetto contro tutti: «Statistiche farlocche e politica al fallimento»

Parliamo con il vicepresidente della Provincia di Cuneo, Giuseppe Rossetto (foto), a proposito della classifica stilata da Italia oggi e della situazione imprenditoriale, occupazionale e istituzionale cuneese. Ci imbattiamo in un atteggiamento di duro realismo, senza sconti o concessioni. E in un’inaspettata ipotesi di abbandono della politica.

Partiamo dalla medaglia d’argento attribuita a Cuneo da Italia oggi. La presidente Gianna Gancia si è dimostrata entusiasta del risultato. Che cosa ne pensa, avvocato Rossetto?

«Non mi sono mai entusiasmato troppo per i risultati positivi, così come non mi demoralizzo di fronte a quelli negativi. La ragione è semplice: sovente queste classifiche sono farlocche, basate su parametri poco attendibili. Altrimenti, com’è possibile che da un anno all’altro i posizionamenti vengano stravolti? La realtà non muta tanto velocemente. A ogni modo nessuno, e in particolar modo i politici, dovrebbe arrogarsi i meriti di una situazione favorevole. La condizione relativamente “felice” della Granda è dovuta all’atteggiamento industrioso e ostinato della gente, alle eccellenze imprenditoriali, alla struttura socioeconomica solida. Soprattutto ad Alba, che spicca nel contesto provinciale per numero di esempi e simboli di successo, onestà e competenza».

Non le interessa che Cuneo si sia posizionatoimmediatamente dopo Bolzano e davanti a Trento, due province italiane da sempre giudicate “impeccabili”?

«Lo spunto riflessivo che mi sento di proporre è di matrice politica: le province autonome e a statuto speciale continuano a godere di privilegi assurdi, nonostante le ragioni storiche che giustificavano tali privilegi siano venute meno. Sarebbe più corretto attribuire risorse in base al grado di virtuosità, piuttosto che agire secondo schemi predefiniti e lontani dal reale. Il diseguale trattamento ricevuto dalle province non è più un tema eludibile. In definitiva, stiamo parlando di un continuo drenaggio di risorse che dai poveri vanno ai ricchi. Non viceversa».

A proposito, il ruolo delle Province a partire dalle prossime elezioni verrà ridimensionato. Come giudica la scelta del Governo di Mario Monti?

«Ritengo che la strada migliore sarebbe stata quella di accorpare le Province “inferiori” in enti intermedi più grandi, piuttosto che “ridurre” le funzioni di competenza. Per il resto, c’è bisogno di un organo gestionale collocato tra Comuni e Province. Altrimenti, l’organizzazione istituzionale complessiva del Paese può diventare difficoltosa».

L’ultima domanda è sulla politica:come legge la situazione attuale?

«A differenza di tanti non mi schiero contro il Governo Monti. Ma alla manovra appena approvata devono seguire misure per la crescita: liberalizzazioni, semplificazione burocratica, riforma del lavoro. Per il resto, il fallimento della politica è un fenomeno evidente e tangibile. Riprendendo le parole di Luca Ricolfi, il rebus è insolubile, non esistono soluzioni nel breve o medio periodo. Una la ragione: in Italia, qualunque cosa viene valutata in modo positivo o negativo a seconda di chi l’ha fatta, non del suo valore intrinseco. In una simile atmosfera, credo che molti di noi debbano prepararsi a ritornare alla professione, ad abbandonare un percorso senza futuro. Non ho intenzione di lamentarmi o di piangermi addosso. Credo solo che per uscire da certe situazioni serva realismo e onestà, nei propri confronti e verso i cittadini».

Insomma, ha in progetto di abbandonare?

«Diciamo che sono in fase di valutazione. Troppo presto per soluzioni definitive. Staremo a vedere i successivi sviluppi».

m.v.