Tribunale e Giudici di pace a rischio

Bra, Canale e Santo Stefano Belbo danno l’addio ai giudici di pace. La settimana scorsa è stato approvato il decreto legislativo che riforma le circoscrizioni giudiziarie. La parola d’ordine è “drastica riduzione”. E così i 681 uffici italiani che non si trovano presso una sede circondariale sono destinati all’accorpamento. Per il nostro territorio si traduce nello spostamento ad Alba di tutti gli uffici, a meno che le Amministrazioni locali che intendono mantenere il servizio non si facciano integralmente carico delle spese.

Negativa la reazione dell’Ordine degli avvocati albese: «Non ci pare una scelta positiva per il territorio», commenta il presidente GiancarloBongioanni. «Noi riteniamo che sarebbe stato opportuno mantenere gli uffici del Giudice di pace sia ad Alba che a Bra, tenuto conto della pari importanza delle due città e dei grandi problemi di spazio che questo accorpamento estremo comporta». Ancor più seccata il sindaco di Bra Bruna Sibille, soprattutto alla luce degli sforzi economici fatti in estate dalla città della Zizzola, che per fronteggiare le carenze di personale dell’ufficio del Gdp aveva distaccato un dipendente del Comune: «È indecente pensare di lasciare agli enti locali l’incombenza di occuparsi della giustizia. Questa non è un lusso, ma un diritto, che dovrebbe essere garantito dallo Stato in modo uniforme su tutto il territorio italiano».

«Si assiste», aggiunge l’avvocato Roberto Ponzio, «a una sorta di federalismo giudiziario, per cui le Amministrazioni locali possono mantenere in piedi gli uffici solamente sostenendone le spese.Èil primo passo di un restyling della geografia giudiziaria che è doveroso, ma che deve avvenire nel rispetto dei princìpi fissati dalla legge delega e non sulla base di scelte campanilistiche o ancor peggio clientelari».

Al di là dei problemi logistici ed economici che questa riforma pone in capo ai cittadini da un lato (costretti a più lunghi spostamenti per accedere agli uffici giudiziari) e alle Amministrazioni comunali dall’altro (chiamate a reperire nuovi fondi per la ricollocazione delle sedi), il timore è che questo sia il preludio dell’accorpamento del Tribunale albese con quello di Cuneo o, come si vocifera in alcuni ambienti, con quello di Mondovì (insieme a Saluzzo).

«La situazione è brutta», commenta in proposito l’avv. Bongioanni, «ma non del tutto pregiudicata. La partita è ancora aperta, a patto che nella vicenda non si intromettano questioni di partito».

Peraltro, non si era ancora diffusa la notizia della chiusura degli uffici del Giudice di pace che già qualcuno cercava di fagocitare il Tribunale albese. È il caso del sindaco di Asti Giorgio Galvagno, che ha diffuso un comunicato nel quale viene celebrato l’accorpamento al Tribunale di Asti di quelli di Alba, Casale e Acqui Terme.

Una notizia «destituita di ogni fondamento», si è affrettato a replicare il sindaco di Alba Maurizio Marello, il quale ha aggiunto: «Il Governo non ha assunto alcuna decisione e, alla luce dei criteri contenuti nella delibera parlamentare in materia di razionalizzazione degli uffici giudiziari, il Tribunale di Alba possiede tutti i requisiti per continuare a esistere in piena autonomia».

Proprio per difendere gli uffici giudiziari di piazza Medford, sabato si sono riuniti ad Alba, su invito del sindaco Marello, i rappresentanti delle forze politiche e istituzionali del territorio. Il tavolo di lavoro, che ha visto la presenza del sen. Tomaso Zanoletti, dell’assessore regionale Alberto Cirio, dell’on. Ettore Paganelli, dell’avv. Alberto Rizzo per il Comune di Bra e del presidente dell’Ordine degli avvocati albesi Giancarlo Bongioanni, ha confermato il proprio impegno a operare affinché le ragioni che stanno alla base della sopravvivenza del Tribunale albese ottengano il dovuto riconoscimento in sede ministeriale.

Roberto Buffa