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Alba anni’50, un laboratorio di situazioni

Con la nascita delle cosiddette avanguardie storiche, l’idea tradizionale dell’artista che, chiuso nel suo studio, trascorre le giornate a dipingere in solitudine, viene messa in discussione e negata da una serie di movimenti che sostengono l’importanza della collaborazione come presupposto necessario a qualsiasi elaborazione artistica di rilievo.

La mostra – Peinture d’ensemble- Alba anni ’50. Un laboratorio di situazioni, curata da Sandro Ricaldone – che la Galleria Martano di Liliana Dematteis, presidente dell’Archivio Gallizio, inaugura giovedì 16 febbraio nella sede di via Principe Amedeo 29 a Torino, vuole celebrare proprio uno dei felici esiti che tale processo di «fusione artistica» ha avuto nella storia dell’arte italiana e albese: il Laboratorio sperimentale, fondato da Pinot Gallizio, con Asger Jorn, Piero Simondo ed Enrico Baj in via XX settembre ad Alba, nella casa di Gallizio.

Le origini artistiche e ideologiche di questo sodalizio sono da ricercarsi nel precedente gruppo CoBrA, nato nel 1948 a opera di diversi artisti (tra cui Asger Jorn) e così chiamato dalle lettere iniziali delle città di Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam. Per gli esponenti di questo movimento l’arte deve prima di tutto avere un valore etico, essere una sorta di pratica liberatoria nei confronti di una società che tende ad annullare l’identità del singolo individuo. Ne derivano opere realizzate con un’estrema violenza gestuale, caratterizzate da una materia densa e grumosa, che lascia trasparire figure umane dall’aspetto drammatico e beffardo.

Su tali presupposti, nel 1953, Jorn fonderà poi il Movimento internazionale per un Bauhaus immaginista, che troverà concreta attuazione, due anni dopo, nell’incontro con Pinot Gallizio e nella creazione del Laboratorio sperimentale, luogo di interazione e scambio fra artisti, i quali si sentono investiti dell’importante ruolo di difesa dei valori dell’immaginazione e della libera espressione soggettiva contro l’alienazione della società capitalistica. È in questa sede che Gallizio inventa i suoi famosi saggi di «pittura industriale» (di cui un brano è esposto in mostra): rotoli di tela lunghi fino a settanta metri, concepiti per essere tagliati come scampoli di stoffa e venduti al metro, anche in negozi e supermercati. Ed è sempre qui che nascono le prime prove di peinture d’ensemble (“pittura di insieme”), opere a quattro o più mani derivate dall’estro artistico dei protagonisti del Laboratorio. Esempio di tale procedura è la tela proposta in mostra e realizzata insieme da Gallizio, Jorn, Costant, Kotik, Simondo e Wolman. L’esposizione della Galleria Martano intende proprio far rivivere l’ambiente stimolante che ha caratterizzato il Laboratorio albese, proponendo una carrellata di opere collettive, oltre a una sequenza di lavori individuali, che restituiscono la dimensione e il clima di un’epoca artistica, gli anni Cinquanta, ricca di fermenti, sull’onda di un rifiuto della forma e di una libertà artistica senza precedenti.

Stella Marinone

La mostra, che aprirà i battenti giovedì alle 18, resterà aperta sino al 10 aprile, dal lunedì al sabato dalle 15 alle 19 (al mattino sono previste solo visite su appuntamento). Per informazioni occorre scivere all’indirizzo di posta elettronica info@galleriamartano.it; sito www.galleriamartano.it; telefono 011-81.77.987.