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Alba s’indebita di più

Casa, ricchezza della generazione passata e miraggio della generazione presente. Ieri si risparmiava per acquistare l’immobile e i sacrifici venivano ricompensati con un tetto stabile, mura solide e nessun affitto da pagare. Il meccanismo a quanto pare si è inceppato. Per acquistare abitazioni la gente ricorreva a mutui, che le banche – ma qui parliamo d’America – concedevano a piene mani. La finanza ha fatto man bassa, ma il meccanismo nel 2008 si è arenato, perché i risparmiatori non potevano più restituire le rate dei mutui, con tassi in ascesa. Fu il focolaio della recessione economica, che dagli Usa si è diffuso a noi. Le nuove generazioni resteranno a bocca asciutta?

IN PIEMONTE

Secondo le stime diffuse la scorsa settimana da Tecnocasa, nel terzo trimestre del 2011 le famiglie in Piemonte hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 782,12 milioni di euro. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente si registra una contrazione delle erogazioni pari al 14,8 per cento, per un controvalore di 135,87 milioni di euro. I dati collocano il Piemonte al quinto posto della classifica nazionale per i mutui erogati nell’intero anno. In particolare, l’importo medio di un mutuo piemontese ammonta a 115.800 euro, in diminuzione rispetto al trimestre precedente (116.100 euro). La costante riduzione della quantità e dell’entità dei prestiti preoccupa i mercati e gli investitori: se le famiglie non sono disposte a “rischiare”, l’universo immobiliare risulta statico, con gravi ripercussioni sulla tanto perseguita crescita del Prodotto interno lordo nazionale.

A CUNEO

Nella Granda, statistiche alla mano, i prestiti hanno subìto una contrazione del 10,21 per cento rispetto al 2010. Il cuneese non andava così male dal secondo trimestre del 2009. Ma, se paragonata alla contrazione nazionale (-16,6 per cento), la provincia dimostra una certa invulnerabilità alla crisi. Come ha spiegato a Gazzetta Marco Spadoni, consulente dell’agenzia Kìron, «nel cuneese, e soprattutto nell’albese, le case costano di più e i risparmiatori sono meno propensi al rischio o all’imprudenza. Le famiglie dispongono inoltre di redditi più elevati: tutti questi elementi concorrono a creare dinamiche immobiliari relativamente solide ed estranee a quelle correnti speculative che negli Stati Uniti hanno portato alla concessione indiscriminata dei mutui, anche a risparmiatori privi di garanzie rispetto al pagamento».

AD ALBA

Spiega ancora Spadoni che un albese medio si indebita con le banche per circa 140-150 mila euro, un dato molto elevato, se paragonato alla media regionale, che varia dai 115 ai 120 mila euro. «Il totale dei prestiti erogati ad Alba è diminuito del 10 per cento rispetto al trimestre dell’anno precedente, una contrazione trascurabile rispetto alla media nazionale », conclude il consulente. Gli albesi dunque amano rischiare più di piemontesi e italiani e ricorrono a mutui più corposi, pur se lo fanno con maggiore oculatezza. Un punto di forza, perché indicatore di prosperità. Un punto di debolezza, perché il debito imprudente può implicare esiti imprevisti.

L’EMERGENZA

Oltre al lato “felice” della medaglia, rappresentato dai cittadini che investono sul futuro e che dispongono di liquidità, c’è il lato “oscuro”: l’emergenza abitativa (se ne parla nell’articolo a lato), una piaga minacciosa e in rapida espansione pure ad Alba. Gli sfratti aumentano a vista d’occhio, le istituzioni a tutela delle fasce deboli agonizzano. Ha spiegato a Gazzetta il vicepresidente dell’Atc (Agenzia territoriale per la casa), Paolo Spolaore: «Sembra che il Governo di Mario Monti voglia imporre la fiscalizzazione anche sull’edilizia popolare. Se ciò dovesse accadere, l’Atc potrebbe perdere 500 mila euro. E molte persone bisognose rimarrebbero prive di supporto sul fronte abitativo».

Matteo Viberti