I numeri della cultura: cento milioni in meno dal 2007

Il calo degli stanziamenti per la cultura, da parte degli enti pubblici come dai privati, in Piemonte è stato, dal 2007 al 2010 di cento milioni di euro. Una montagna di soldi in meno, mal’attività di musei e teatri continua a essere vitale. È la sintesi della relazione annuale dell’Osservatorio culturale regionale, presentata a Torino il 22 febbraio. Nel 2007 musei, teatri, gallerie e compagnie teatrali hanno potuto contare su 407 milioni di euro, calati nel 2009 a poco meno di 356 e diminuiti, questa è la stima, di altri 40 milioni (il 15 per cento circa) nel 2010. Nei prossimi anni le cose andranno ancora peggio.

Un duro colpo, almeno dalpunto di vista finanziario, per un settore che rappresentava, nel 2009, l’1,34 per cento del prodotto interno lordo del Piemonte, pari a 1,6miliardi di euro: una stima valutata “per difetto”. Alla mancanza di risorse, fa notare lo studio dell’Ocp, corrisponde una domanda in crescita o almeno costante. Si fa l’esempio dei musei di Torino: 15 sedi e 700 mila ingressi vent’anni fa; 56 sedi – tra musei, riaperture, beni culturali restaurati, residenze sabaude – e tre milioni e mezzo di visitatori nel 2010.

Nello stesso anno, i 202 musei compresi nel calcolo hanno accolto più di quattro milioni 600 mila persone, mentre le 121 mostre allestite hanno avuto 2,6 milioni di visite. In altre parole, ilboomturistico piemontese, spinto anche dalla cultura, cresce proprio mentre le risorse scemano. Lo spettacolo dal vivo – teatro e concerti – si difende. Nonostante la proposta sia diminuita in quantità (15 mila rappresentazioni nel 2008, 12.300 due anni più tardi) i biglietti venduti rimangono oltre quota due milioni e trecentomila (meno 0,3 per cento), con un incasso ai botteghini aumentato del 16 per cento (oltre 46 milioni). Una risposta definita «importante » alla diminuzione dei finanziamenti.

La relazione dell’Osservatorio propone alcune anticipazioni sui dati del 2011. Numeri in crescita, trainati dalla ricorrenza dei 150 dell’unità d’Italia, che non poteva non avere effetti nella “culla” del Risorgimento e in una regione costellata dalle residenze dei Savoia. Seicentomila persone hanno visitato i beni culturali e i musei piemontesi, con un aumento del 36 per cento nella vendita degli abbonamenti e del 40 per cento dei visitatori per il circuito dei siti sabaudi. Ottimi numeri anche per le mostre di arte contemporanea.

Rimane un accenno per il cinema, settore nel quale contano fattori esterni alla realtà piemontese. Nel 2010 le sale hanno avuto il dieci per cento in più di spettatori, spiegati dalla relazione con l’avvento del “tre dimensioni” con Avatar e con il ritorno in grande stile dellacommediaitaliana (Benvenuti al sud). Nel 2011 l’entusiasmo per il grande schermo è scemato: 7,7 milioni di biglietti per un incasso di oltre 49 milioni, con un calo di pubblico del sette per cento.

Tra i cinque film più visti, quattro erano commedie comiche “all’italiana”. La contrazione delle risorse, secondo i dati dell’Osservatorio regionale, è dovuta in primo luogo ai tagli fatti dai Comuni e dalle fondazioni bancarie. La Regione nel 2009 ha speso 88 milioni, «quasi dieci in più dell’anno precedente ».

E presto o tardi si porrà il problema della sostenibilità del sistema, anche dal punto di vista dell’occupazione. La palla, come si suol dire, passa alla politica. Si tratta di governare le economie necessarie, senza con questo portare danno alla capacità attrattiva piemontese. Una possibilità di sviluppo rimasta sottotraccia per molti anni e che solo nell’ultimo periodo ha iniziato a dare i suoi frutti.

p.r.