L’avvocato non è una merce

La protesta – prevista per il 23 e 24 febbraio – non mancherà di trovare il tempo per il raccoglimento: il 22 febbraio una delegazione di 200 avvocati sarà infatti ricevuta dal Papa. Al presidente del Consiglio Mario Monti e ai presidenti di Camera e Senato gli avvocati sono invece disposti a inviare una valanga di fax e telegrammi per contrastare la «rottamazione della giustizia». Secondo l ’ Organismo unitario dell’Avvocatura l’Esecutivo vuole una «liberalizzazione selvaggia», con la conseguenza di trasformare la funzione costituzionale dell’avvocato in un’attività mercantile.

Parliamo della protesta, che coinvolgerà Alba e gli altri tribunali, con il legale Roberto Ponzio. Il 23 e 24 febbraio gli avvocati saranno in sciopero.

Riguarda tutti i settori dell’Avvocatura, avvocato Ponzio?

«L’astensione è stata deliberata dall’Organismo unitario dell’Avvocatura (Oua) con l’adesione di altri organismi, tra cui l’Unione camere penali italiana. È programmata per i giorni 23 e 24 febbraio e per una settimana a inizio marzo».

Quali sono le motivazioni alla base della protesta?

«Le legittime aspettative di riforma dell’ordinamento forense (la legge che regola la nostra professione ha 80 anni) sono state frustrate e accantonate quando pareva prossimo il varo di una necessaria riforma. Le modifiche prospettate non convincono né nel metodo né nel merito. Si propone una liberalizzazione selvaggia, con la conseguenza di trasformare la funzione costituzionale dell’avvocato in un’attività mercantile. Si sono introdotti oneri e aumenti di costi, che costituiscono un ostacolo per l’esercizio del diritto dei cittadini e dimenticano che la giustizia è un bene pubblico».

La “serrata” si limita alla protesta o, in qualche misura, avanza proposte?

«Sono formulate anche specifiche e articolate proposte relative al tirocinio professionale, alla composizione delle società tra professionisti, allo smaltimento dell’arretrato, alla modernizzazione della giustizia con la diffusione su tutto il territorio nazionale del processo telematico, alla ridistribuzione territoriale degli uffici giudiziari».

È vero che una delle principali ragioni dello sciopero è l’eliminazione dei minimi tariffari?

«È uno dei motivi. La previsione di una misura degli onorari tra un minimo e un massimo è una garanzia per il cittadino, evita speculazioni tra ufficio e ufficio ed è di ostacolo a speculazioni».

Non ritiene che un cittadino o un’amministrazione pubblica abbiano il diritto di interpellare preventivamente più professionisti e scegliere chi costa meno?

«La prestazione di un avvocato non è una merce e costituisce un bene variabile. Ciascuno ha il diritto di scegliersi l’avvocato che crede. Personalmente ambirei a essere scelto per capacità, esperienza, preparazione e non perché costo meno. A proposito di costi, seppure un po’ forte, mi lasci articolare il mio pensiero. Un difensore che conosce alla perfezione gli atti e svolge una difesa completa del proprio assistito e si fa pagare in proporzione all’impegno profuso, è un avvocato. Viceversa chi, per contenere la parcella, non conosce approfonditamente gli atti di causa o fornisce un’assistenza pressappochista ed approssimativa non onora la toga che indossa».

La liberalizzazione spaventa gli avvocati che sarebbero costretti a perdere privilegi?

«I numeri evidenziano che è ridicolo inserirci nelle categorie da liberalizzare. In Italia ci sono 220 mila avvocati: un numero abnorme, eccessivo. Ad Alba-Bra, quando ho iniziato l’attività professionale, gli avvocati erano una cinquantina. Ora sono 300, oltre a un centinaio di praticanti patrocinatori legali. A Bologna, ove ero impegnato la scorsa settimanaper un processo, mihanno riferito che vi sono 4.400 avvocati a fronte di 400 nel 1986. Con questi numeri cosa vuole ancora liberalizzare?

Ma, in un Paese che si caratterizza per la lentezza della giustizia trova giusto bloccare i tribunali?

«La protesta è giusta. L’autonomia, l’indipendenza e la qualificazione professionale sono un’indefettibile garanzia per il cittadino».

Gli avvocati hanno anche programmato una udienza con il Papa.

«La protesta sarà preceduta da un momento di raccoglimento. Il 22 una delegazione di 200 avvocati sarà ricevuta dal Papa. È un atto di deferenza e di speranza».

Maria Grazia Olivero

Foto Marcato