L’obiettivo non è licenziare

È un tavolo a cinque quello che si sta tenendo in questi giorni a Roma e che vede incontrarsi il Governo, le tre sigle sindacali e Confindustria. Abbiamo incontrato il direttore di Confindustria Cuneo, Luigi Asteggiano, per porgli alcune domande sul punto “caldo”, che pare essere fonte di maggiore discussione in merito alla riforma del mercato del lavoro, l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Direttore, pensa che l’articolo 18 sia da rimodellare o da sospendere?
«Intanto, consideriamo che la norma contenuta nella legge 300 del 1970, il cosiddetto Statuto dei lavoratori, compie 42 anni e se pensiamoa come è cambiato il mondo del lavoro non mi sembra un’eresia porre mano a modifiche. Inoltre, benché riguardi solo una azienda su tre l’articolo 18 copre una percentuale dal 50 a un massimo del 65 per cento dei lavoratori (secondo i dati della Cgia di Mestre). Va infine sgomberato il campo dall’equivoco che abolendo l’articolo 18 si ampli la facoltà di licenziare; si tratta invece di limitare il reintegro ai casi di licenziamenti discriminatori».

Lei pensa sia l’unica via percorribile per il rilancio del mercato del lavoro?
«L’articolo 18 ha assunto il ruolo di una barriera simbolica ed è stato descritto come la frontiera invalicabile dei diritti. Ma non può essere così, non fosse per il fatto che molti lavoratori ne sono esclusi. È un elemento importante, non certo l’unico».

Quali sono le riforme da fare per il rilancio del mercato lavoro?
«È una riforma che non può essere fatta a pezzi, perché il mercato del lavoro è interconnesso. La riforma dev’essere di ampia portata e gli elementi sono quelli di cui si parla, dalla semplificazione delle tipologie contrattuali al giusto riequilibrio tra flessibilità in entrata e in uscita, alla lotta alle false partite Iva per scoraggiare un ricorso anomalo alla parasubordinazione. Ma non buttiamo quello che funziona, ad esempio un sistema di ammortizzatori sociali che ha retto molto bene, anche se grava esclusivamente sulle imprese industriali».

Pensa quindi che abolendo l’articolo 18 non si elimini, come sostengono i sindacati, un diritto dei lavoratori?
«Il vero diritto è di non essere discriminati nel momento della perdita del lavoro e questo nessuno lo mette in discussione; per il resto, nessun imprenditore licenzia se non per motivi economici: in tali casi non consentire il licenziamento rischia di compromettere la stessa continuità aziendale».