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Lavoro, niente miracoli

«C’è chi ha molte tutele e chi nessuna. Le riforme vanno distribuite su un maggior numero di persone. Non si può promettere un posto a vita, ma cerchiamo di modificare i contratti per evitare le forme di abuso. Negli ultimi anni c’è stata una flessibilità “cattiva”, che ha portato precariato, ma esiste anche una “buona” flessibilità, ed è quella che intendiamo percorrere». A parlare è il ministro del lavoro Elsa Fornero all’Università di Torino, la scorsa settimana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, tra le molte manifestazioni di protesta.

Il tema è quello, difficile, del lavoro, ma uno scoglio ancor più insidioso si para sul cammino del Governo di Mario Monti. Si chiama articolo 18 ed è presente nella trattativa che interessa la riforma del mercato del lavoro. Il ministro Elsa Fornero sta tenendo riunioni tra le parti sindacali, Cgil, Cisl, Uil, oltre Confindustria, per rilanciare la stagnante situazione, che sta interessando il Paese in materia di assunzioni. Il nodo che arroventa la discussione si dipana attorno all’articolo 18 della legge 300 del 1970, lo Statuto dei lavoratori, che recita: Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.

L’articolo 18 specifica le conseguenze in caso di licenziamento illegittimo riconosciuto, quando perpetrato senza comunicazione dei motivi, quando risulta ingiustificato o quando discriminatorio, nelle aziende con più di 15 dipendenti (cinque in quelle agricole). Se il licenziamento avviene in una delle situazioni elencate e un giudice lo accerta, l’articolo 18 garantisce il reintegro del lavoratore sul posto di lavoro o, in alternativa, un risarcimento di quindici mensilità. Sulla sua riforma sono scettici i sindacati, mentre è più fiduciosa Confindustria, anche se le notizie che trapelano dagli incontri per ora rimangono vaghe. Tutti comunque sperano nella volontà del Governo di intervenire in materia, visto che nel Paese circa il trenta per cento dei giovani è senza lavoro. «Noi adulti», ha aggiunto il ministro Fornero a Torino, «coccoliamo anche troppo i giovani, promettendo aspettative che non si realizzeranno. Dobbiamo impegnarci per offrire loro una speranza cercando nuove risposte, anche se il lavoro non arriverà subito. Non ci sono soluzioni miracolistiche».

Cristian Borello

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