Pietro Terna: “Il precariato è sempre esistito (ma era pagato bene)”

Parliamo con Pietro Terna, professore di economia presso l’Università di Torino.

Guardiamo la crisi da un’angolazione internazionale: continenti come Africa e Asia vivono in perenne disagio economico e sociale. Non crede che l’Occidente debba rinunciare a quote di benessere per una migliore redistribuzione delle risorse?
«Credo che la mancata crescita, da parte di un Paese come l’Italia, coinciderebbe con una “caduta nel baratro”. Bisogna puntare allo sviluppo, non solo di casa propria, ma anche dei popoli in difficoltà. Sia per ragioni di tipo umanitario sia per ragioni di tipo economico: se crescono il Terzo e il Quarto mondo cresceremo tutti. E, oggi, l’Africa si sta “svegliando”».

Molti problemi sembrano derivare dalla speculazione finanziaria. Si riuscirà a fermare questo meccanismo? «Prima o poi il sistema verrà scardinato. Crisi significa opportunità di cambiamento, dobbiamo cogliere l’occasione per districare i nodi malati».

Come si esce dalla crisi? Come deve comportarsi l’uomo della strada?
«Qualche giorno fa, sul treno, ho sentito un bigliettaio lamentarsi. Diceva: “Devono farla pagare ai banchieri, che hanno creato il debito. Non a noi poveracci”. Questa, giustificata ma inesatta, lamentela è emblematica di un atteggiamento pessimistico, deresponsabilizzante e diffuso. La frase non specifica chi debba farla pagare a chi e cosa si debba far pagare. In secondo luogo, il debito non l’hanno creato i banchieri: se una banca fallisce ci rimettono i nostri conti correnti. Il debito l’hanno creato i politici. Tutto ciò per dire che le visioni parziali non contribuiscono alle possibilità di ripresa. Ad esempio, gli indignados hanno ragione a protestare, ma sbagliano l’analisi sociale ed economica dei meccanismi alla base della crisi».

Che pensa del precariato? Quale ruolo per le famiglie?
«Il precariato è sempre esistito. Io, ad esempio, sono stato precario per quattro anni, negli anni Sessanta. Una volta, però, eravamo almeno ben pagati. Oggi è un disastro. Quanto alle famiglie, credo possano seguire tre linee guida generali: investire sulla formazione dei giovani, difendere i propri risparmi, credere nelle possibilità dell’Italia”.

Matteo Viberti

Foto Marcato