Se la pena diventa lavoro c’è l’accordo col Tribunale

Da anni ormai l’Italia vive il problema del sovraffollamento delle carceri.

In questi giorni il Parlamento si accinge a varare l’ennesimo provvedimento mirato a porre un limite al fenomeno, il cosiddetto “decreto svuota carceri”.

Tra i tanti interventi adottati nel tempo uno ha dimostrato fino a ora la sua validità: si tratta della pena al lavoro di pubblica utilità, di cui hanno beneficiato nei mesi scorsi anche diversi Comuni del Roero. Sono infatti otto le Amministrazioni roerine che hanno dato la propria disponibilità a ospitare lavoratori appartenenti a questa categoria.

Si tratta di Montà (12 posti a disposizione), Canale (10), Monticello (5), Sommariva Bosco (4), Guarene (4), Sommariva Perno (3), Pocapaglia (2) e Santa Vittoria (2). L’istituto, che in precedenza rivestiva un ruolo marginale nel nostro ordinamento penale, ha avuto nuovo impulso con la legge del luglio 2010, che ha apportato importanti modifiche al Codice della strada. Grazie a tale norma, ora il giudice può sostituire – per non più di una volta – una pena pecuniaria o detentiva con quella del lavoro di pubblica utilità nei soli casi in cui l’imputato si sia reso colpevole dei reati di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.Unico limite, l’ipotesi aggravata, in cui l’imputato, mediante la propria condotta, abbia cagionato un incidente stradale (anche una semplice uscita di strada).

Al termine del giudizio (ora di competenza del Tribunale e non più del giudice di pace), su richiesta dell’imputato, il giudice commuterà ogni giorno di detenzione e ogni 250 euro di sanzione pecuniaria comminati in una “giornata lavorativa” di due ore. Le “giornate” possono poi essere cumulate con turni di lavori più lunghi.

Per dare piena attuazione alla norma anche il Tribunale albese ha provveduto a stipulare una serie di convenzioni con Comuni e associazioni, destinatari delle prestazioni dei soggetti condannati.Nel circondario del nostro Tribunale i posti disponibili per questi lavoratori sono 106. Sono poi gli stessi condannati a indicare il Comune o l’ente nel quale prestare servizio. Dal febbraio 2011 – data in cui si è verificato il primo caso dinanzi al Tribunale di Alba – e fino alla fine dello scorso anno 51 persone sono state condannate ai lavori di pubblica utilità. Nel primo mese del 2012 già 10. Quanto alle mansioni svolte dai condannati, ciascun Comune provvede a identificare specifici incarichi, che vanno dalla manutenzione delle aree verdi a interventi di riordino degli archivi.

Roberto Buffa