130 anni del “Govone”: i ricordi di Giacomo Oddero

Il liceo classico Govone festeggerà il suo centotrentesimo anniversario sabato 17 marzo. Durante la mattinata interverrà Giulio Parusso, direttore del centro studi Beppe Fenoglio, per presentare uno studio sul Liceo nel contesto delle altre scuole albesi nell’Ottocento. Ospiti della giornata saranno alcuni ex allievi, divenuti figure importanti nel panorama sociale e politico della città. Nel corso dell’incontro verranno consegnate anche le borse di studio agli studenti meritevoli dell’istituto.

Giacomo Oddero, presidente del Centro studi sul tartufo, ha frequentato il Liceo classico durante gli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale. Gazzetta lo ha incontrato. Oddero: «Ho iniziato il Liceo nel 1936. Nei primi anni vigeva un’educazione ferrea e legata all’indottrinamento fascista. I miei professori, a differenza di molti altri, non esaltavano il nuovo regime e si presentavano a scuola senza divisa, ma con una camicia bianca. Posso dire di aver imparato che cosa significhi libertà e umanità da Chiodi, insegnante di filosofia, dalla professoressa di inglese Marchiaro, la quale faceva di Londra e del suo Parlamento un modello di libertà e giustizia a cui tendere, da don Bussi e da Cocito, impiccato dai nazifascisti. In quegli anni, così bui per la storia italiana, sono diventato uomo e in parte devo ringraziare alcuni miei compagni, tra cui Beppe Fenoglio, più grande di me, ma che per primo ha portato all’interno del Govone le idee antifasciste». Giacomo Oddero trascorre oggi molto tempo a leggere i classici e ricorda: «Mi sono laureato in farmacia, ma il Liceo mi ha dato una grande preparazione scolastica, etica e morale, mi sono impadronito delle scienze umane e ancora oggi mi emoziono leggendo».

Manuela Anfosso