Bormida: prime proposte

Prosegue, sia pure con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia (il cronoprogramma prevedeva la prima assemblea di bacino entro il 10 febbraio e la firma del protocollo d’intesa entro il 2 marzo) l’iter del Contratto di fiume per il Bormida. Nei giorni scorsi, a Cuneo, i responsabili dello studio Sferalab, incaricato di supportare Finpiemonte nella gestione operativa del “Contratto” hanno incontrato le associazioni Valbormida viva e Valle Bormida pulita. Alla riunione era presente anche l’assessore provinciale Luigi Costa. «Per il sito ex Acna abbiamo proposto di realizzare un centro di ricerca su contaminazione e decontaminazione e avviare iniziative museali-culturali come quelle realizzate nel bacino della Ruhr, oltre a una scuola per il Reach (il regolamento europeo per la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche, nda) e per la sicurezza sul lavoro», spiega il presidente di Valbormida viva Ilvo Barbiero. Anche il centro di documentazione Patrizio Fadda, che l’Associazione ha allestito da anni nel Municipio di Monesiglio, potrebbe entrare nei progetti da inserire nel Contratto di fiume.

«L’obiettivo è di digitalizzare tutto il materiale e renderlo disponibile su Internet. Il Centro di documentazione sarebbe un elemento unificante del Contratto di fiume, da Cengio ad Alessandria. Questo sarà l’elemento base di partecipazione di Valbormida viva all’iniziativa: noi diamo il materiale e il Contratto finanzia il progetto », prosegue Barbiero. Tra i progetti portati a Cuneo da Valbormida viva c’è anche quello di riqualificazione ambientale, paesistica e fruitiva del fiume Bormida nel tratto fino a Bistagno, realizzato nel 2007 dal professor Alberto Magnaghi, che conteneva già la proposta di dare vita al Contratto di fiume.

Nell’incontro di Cuneo si è parlato anche della somma che la Valle potrebbe ricevere come risarcimento per il danno ambientale e che, secondo Valbormida viva, potrebbe essere usata per finanziare il Contratto di fiume, tesi sostenuta nei mesi scorsi anche dallo studioso Renato Galliano. Secondo l’ingegner Barbiero, la somma andrebbe suddivisa in base ad alcuni parametri: distanza dallo stabilimento Acna (privilegiando i centri più vicini, e quindi più colpiti dall’inquinamento), superficie del territorio comunale e altitudine, oltre a una quota fissa spettante solo ai Comuni nei quali c’erano dipendenti dell’azienda di Cengio. E a proposito del riutilizzo del sito Acna, sembra tornare d’attualità l’ipotesi, già circolata nel 2008, di realizzare un carcere nell’area di Cengio. La scorsa settimana, il Sappe (Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria) si è rivolto al ministro della giustizia Paola Severino proponendo la costruzione di un carcere in Valle Bormida utilizzando aree industriali dismesse. Per capirne di più abbiamo interpellato il segretario generale del Sappe Donato Capece, il quale ha confermato che il sito Acna è una delle aree prese in considerazione.

Corrado Olocco

foto Marcato