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Costretto a falsificare

P.viene dalla Macedonia e vive nei dintorni di Alba da più di 5 anni. Lavora in un’azienda agricola del territorio dove, grazie alla patente di categoria C conseguita quando faceva il militare, guida i camion che trasportano la merce della ditta. Grazie a questo lavoro, al quale è molto legato, P. è riuscito ad avere un regolare permesso di soggiorno, a sposarsi e a portare in Italia sua moglie e sua figlia che ora vivono con lui in nuovo alloggio in affitto, più grande rispetto a quello dove viveva da solo, appena arrivato nel nostro Paese.

P. stava bene fino a quando, paradossalmente, non ha deciso di prendere la residenza italiana. Secondo la legge, a un anno di distanza dall’ottenimento della residenza in Italia, la patente di guida rilasciata dal Paese d’origine scade automaticamente ed è necessario ricorrere al suo rinnovo. Per tutti gli Stati con i quali l’Italia ha stabilito rapporti di reciprocità è possibile la conversione del documento di circolazione. Tra questi figura anche la Macedonia ma solo per le patenti vecchie, quelle “a libretto” tanto per intenderci. P. ha una patente “card”, di quelle nuove, e questo tipo di patenti non è riconosciuto dagli accordi internazionali e pertanto non risulta convertibile.

La patente è tutto per P., senza il permesso di guida non potrebbe svolgere gran parte del suo lavoro. L’unica alternativa che gli viene presentata dalla Motorizzazione di Cuneo è quella di sostenere un esame scritto, a quiz, identico a quello italiano. P. entra nel panico, non sa come affrontare un esame del genere, già estremamente difficile per una persona di nazionalità italiana. P. conosce la lingua ma sa di non riuscire a capire un test adatto più a sondare la sua capacità logica attraverso domande a tranello che l’effettiva conoscenza del Codice stradale.

P. rischia di perdere il lavoro per una legge discriminante alla cui risoluzione l’Italia, insieme alla Macedonia, non ha ancora provveduto. Dalla Motorizzazione fanno sapere che sono due anni che attendono che la Macedonia si metta a posto; per contro dall’Ambasciata macedone dicono che la colpa è dell’Italia che non ha ancora risposto alle loro richieste. Insomma, chi ci rimette in questi casi è il cittadino, in questo caso P. il quale sta pensando seriamente di ricorrere all’illegalità, se questo significa poter continuare a lavorare.

P. ha già preso contatti per andare in un Paese dell’Est e “comprarsi” la patente. Là ci mettono solo due settimane a falsificare una patente B con 500 euro di spesa. Ma resta il problema della patente C, difficile da falsificare.

P. non riesce a capire, ha paura di perdere il suo lavoro, è nervoso con la sua famiglia. In effetti se perde il lavoro non sarà colpa della crisi ma dell’ignoranza di chi legifera, sempre più distaccato dalla vita reale. Qualcuno suggerisce a P. di chiamare la Motorizzazione di Trento perché là la patente riuscirebbe ad averla. P. non capisce: ma una legge in Italia non è uguale per tutte le Regioni? P. non sa che esistono Regioni a statuto speciale, con leggi diverse. Chiama ma scopre che non c’è differenza.

L’unica differenza è che in Trentino può scegliere di sostenere l’esame in un’altra lingua come si faceva in tutta Italia fino al 2011. Ci sono stranieri che conoscono meglio l’inglese dell’italiano, avendo viaggiato molto, ma in Italia, quella a statuto ordinario, le altre lingue vengono considerate poco e non esiste un esame in un’altra lingua.

Nonostante tutto questo Trento gli dà una speranza: se P. avesse la Carta di qualificazione del conducente, un’autorizzazione speciale concessa agli autotrasportatori, potrebbe sperare in un esame orale e quindi rimettere il suo futuro nell’ingegnere che si troverà davanti nel momento dell’esame. Ma Cuneo spezza questa speranza: nemmeno con la carta c’è nulla da fare. Insomma, c’è il modo di dare solamente l’esame orale o no? P. non capisce e la burocrazia chiude i suoi uffici.

Dopo settimane di tentativi, P. decide che andrà all’Est e si affiderà alle patenti false sperando di poter tornare con un documento nuovo. D’altronde la riflessione che P. pone è questa: è così necessario un esame in un italiano tecnico così complesso a uno straniero che la patente ce l’aveva già?

Maurizio Bongioanni