Lavoro a rischio per duemila

Il tema della socio-assistenza senza fondi sta agitando il Piemonte. Martedì 28 febbraio il sindacato e le associazioni degli enti locali hanno incontrato l’assessore alla sanità e alle politiche sociali Paolo Monferino e il suo staff. Ne parliano con Gian Piero Porcheddu, segretario regionale della Cisl funzione pubblica.

Allora, com’è andata, Porcheddu?

«Purtroppo, nessun’altra riunione è stata così nefasta. L’Assessore ha comunicato la disastrosa situazione del bilancio regionale per le politiche sociali, che dai 138 milioni del 2011 è stato ridotto a 68 milioni. Un vero è proprio “default” per il settore che, in assenza di soluzioni, vedrà la perdita di lavoro per quasi 2 mila persone a livello regionale e la chiusura o ristrutturazione, al ribasso, di molti servizi nell’area del disagio e dell’assistenza. In unaltro tavolo – quello del confronto con gli enti del no profit che gestiscono i servizi socioassistenziali per l’Amministrazione pubblica (Asl, Comuni e consorzi) – si è appreso che il pagamento delle quote economiche è arrivato a ritardi di quasi un anno!».

Non ci sono soluzioni?

«Per quanto concerne il bilancio delle politiche sociali, l’Assessore ha comunicato, che cercherà di recuperare 20 milioni dalla sanità, frutto dei risparmi ottenuti dalla riorganizzazione delle Asl. Alla fine, però, pagheranno i lavoratori del comparto, con la riduzione delle assunzioni e con un aumento dei carichi di lavoro nei reparti e nei servizi».

Che cosa farete, quindi?

«Per senso di responsabilità, non diremo “no”, in quanto si tratta di salvare una situazione drammatica – in particolare per i posti di lavoro e, conseguentemente, per i servizi –, frutto di scelte sbagliate o non attuate negli ultimi 10-15 anni (basti pensare da quanto tempo stiamo chiedendo un fondo per la non-autosufficienza). Alla fine – tenendo conto del finanziamento straordinario all’area metropolitana (ne parliamo in questa pagina, ndr) – rimarranno circa 43 milioni di euro da distribuire sul territorio. Abbiamo chiesto che la trattativa tenga conto anche di quanto si decide sul riordino del Piano sanitario regionale (dove si possono operare grandi risparmi solo toccando i “santuari” dei privilegi e non torchiando, per l’ennesima volta, gli operatori)».

Sarà sufficiente?

«Ritengo più che necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le parti in causa: il Governo deve garantire il finanziamento come negli anni scorsi, mettendo a disposizione le economie della lotta all’evasione fiscale, la Regione deve decidere se le attività socio- assistenziali e la sanità sono la priorità, i Comuni devono finanziare meglio e di più, senza campanilismi i servizi alla persona». E il sindacato? «Come sindacato dobbiamo operare per poter dare garanzie sul mantenimento del posto di lavoro (oggi è la vera priorità, sia che si lavori nel pubblico che nel privato) e mettendoci in discussione ogni qualvolta si possa fare meglio». Che cosa chiedete? «Ho proposto che si avvii, a livello regionale e a livello territoriale, un tavolo di confronto e di concertazione tra tutti i soggetti pubblici, le parti sociali, le associazioni imprenditoriali del settore, le associazioni degli utenti, per individuare un “patto di solidarietà” che permetta di uscire da questa grave situazione».

m.g.o.

Foto Corbis