Nord-Ovest peggio del Sud

Abbiamo incontrato l’ assessore regionale al lavoro Claudia Porchietto, per capire come si svilupperà nell’ immediato futuro il mercato occupazionale. Dalla qualità delle scelte strategiche del Governo tecnico potrebbe dipendere il destino non solo di quelle aree “deboli” e accasciate dalla crisi, ma anche di zone “forti” come Cuneo. Nella Granda, secondo gli strumenti informatici di previsione, la disoccupazione nel 2012 tornerà a salire vertiginosamente.

Come cambierà il mercato del lavoro dopo le riforme del Governo, Assessore? «Non conosciamo ancora nel dettaglio la riforma del Governo Monti. Sarebbe quindi pretestuoso esprimere giudizi sul sentito dire o sulle anticipazioni. Certamente, l’Esecutivo ha dimostrato un inadeguato “approccio” verso le Regioni. La loro partecipazione nella definizione della riforma del mercato del lavoro è essenziale e non può essere sottovalutata così com’è stato fatto finora. Ho già avuto modo di confrontarmi con il ministro Elsa Fornero sull’argomento: l’incontro è stato utile per ribadire l’imprescindibilità del patrimonio di conoscenza del territorio e del tessuto produttivo locale. La riforma non può essere scritta solo da burocrati, ma deve essere calata nelle singole realtà. Mi pare improbabile che l’apparato pubblico romano disponga delle “sensibilità” necessarie a operare da solo».

Che cosa accadrà all’occupazione nell’area albese e cuneese? «Per Cuneo le previsioni sono negative. Secondo il nuovo sistema informatico Sis-Mdl Piemonte, che abbiamo appena messo a punto al fine di formulare previsioni sull’andamento del mercato del lavoro nel 2012, prevediamo una contrazione dell’8,5 per cento dei contratti flessibili e del 14,3 per cento di quelli permanenti. La condizione della Granda merita quindi assoluta attenzione: anche se, in realtà, è l’intera situazione piemontese a dover essere monitorata. Potremmo dire, in generale, che non esiste più una questione meridionale. Sul tavolo nazionale si deve aprire una seria riflessione sul futuro del Nord-Ovest. Se non si lavorerà al rilancio industriale di quest’area, i dati dicono che la disoccupazione continuerà a crescere, ponendoci in una situazione peggiore pure rispetto al Mezzogiorno».

Una simile impasse potrebbe essere sbloccata solo scongelando il mercato del lavoro. Non crede che il denaro necessario possa essere recuperato solo evitando quelle spese che alcuni definiscono “inutili”, come il Tav in Piemonte, le spese militari, i costi della politica? «Credo che dall’utilizzo del buon senso nella gestione della cosa pubblica si possano reperire risorse per il lavoro, evitando così inutili eccessi. Tuttavia, oggi esiste un “partito” movimentista che, non trovando appoggi dai grandi gruppi politici, dice sempre “no”, a prescindere dalla tematica. Un partito che sfrutta lo spirito “anti-casta” della gente, senza avere presente il reale interesse del Paese. Le grandi opere sono utili, in particolare in un Paese come l’Italia, che paga un gap infrastrutturale rispetto agli altri Paesi europei».

Matteo Viberti

Foto Corbis

4 domande a Gianna Gancia

 1. I dati del Centro per l’impiego Alba-Bra sono confortanti. Che ne pensa, Presidente (Gianna Gancia, presidente della Provincia di Cuneo)? «Il 2011 registra su scala provinciale trend positivi, ma bisogna considerare che il 2010 è stato un anno critico. Una buona parte delle imprese della Granda è tornata ad assumere. Non bisogna negare le difficoltà – che ci sono, e si stanno accentuando in questi primi mesi del 2012 –,ma affrontarle rimboccandosi le maniche».

2. Quali sono le crepe più pericolose per l’occupazione? «La limitata liquidità bancaria si fa sentire. Banche che prendono in prestito a prezzi da saldo denaro dalla Bce hanno il dovere di sostenere l’economia. Non tutte lo stanno facendo: soprattutto le grandi, al contrario delle piccole – come le nostre –, che sono più vicine al territorio».

3. Come evolve il mercato occupazionale nel pubblico? «La pubblica Amministrazione segna il passo. Si registra una forte flessione su scala provinciale delle assunzioni: 654 nel 2010, che diventano 378 nel 2011 (-42,2 per cento). Un dato che non giudico negativamente: solo nell’Unione sovietica tutti lavoravano per lo Stato?».

4. Qual è il problema più grande a Cuneo? «La proliferazione di controlli. Le nostre aziende sono vessate. Non mi riferisco solo al fisco, ma ai passaggi di natura tecnica e ambientale, ambito nel quale opera una pletora di enti che si sovrappone con prescrizioni contraddittorie. Dissento del tutto dall’attuale Governo: qualcuno ritiene che con 54 nuove tasse si possa propiziare lo sviluppo? Bisogna incidere sulla spesa. Ovvero sul divario tra il Nord produttivo e il Sud, dove persistono sacche di spreco».

m.v.

Le storie

LA PRECARIETA’ NON TI FA VIVERE. Questa è la vicenda di Alice, insegnante albese «sull’orlo di un precipizio». «Fino a poco tempo fa le graduatorie per i candidati insegnanti davano la priorità ai residenti. Poi, sono state aperte le classifiche anche a chi proviene da altre aree. È cominciata ad arrivare gente dal Sud, spesso agevolata perché molte delle loro Università consentono di accumulare punti seguendo corsi e attività simultanee, cosa che non è permessa a Torino. Siamo state scalzate: io, da quinta in classifica sono slittata al quindicesimo posto ». La giovane voce di Alice, che racconta la sua vita precaria, suona un poco a scatti, come se non sapesse da dove cominciare. «Faccio parte di un gruppo d’insegnanti che tenta, grazie al reciproco sostegno, di fronteggiare la situazione ».

Prosegue Alice: «Il lavoro è diventato frammentato: sostituiamo una gravidanza o una malattia per due, tre mesi, poi siamo di nuovo a casa. Io stessa a giugno non sapevo se il mio contratto sarebbe stato rinnovato a settembre. Tra noi ci sono donne di 35-40 anni che hanno dovuto tornare a vivere dai genitori. Altre che devono rinunciare a farsi una famiglia, ad avere figli. I politici hanno un bel dire sulle 67 mila assunzioni di insegnanti: rispetto a quante siamo si tratta di una goccia». Denuncia l’insegnante: «Finisce che ci scanniamo a vicenda, in una competizione tra poveri – tra insegnanti del Nord e del Sud – per dimostrare la legittimità della propria posizione ». Le statistiche non possono raccontare la disperazione. I naufraghi della quotidianità pagano la sconsideratezza del passato. Il debito accumulato (economico, morale e sociale) pesa sulle schiene di chi non ha potere decisionale, in un circolo vizioso duro da intercettare, eludibile solo a costo di radicali ripensamenti».

m.v.

NIENTE COSTA ALLEGRA PER ANDREA. Tra le storie che si sono intrecciate con quelle della Costa Allegra, l’avaria al largo delle Seychelles nell’Oceano indiano, c’è quella dell’albese Andrea P., 20 anni. Per Andrea, giovane pasticciere diplomato all’Arte bianca di Neive, Costa Allegra rappresentava un’occasione da cogliere. Dopo aver chiuso la stagione estiva in un hotel a Milano Marittima e mentre stava lavorando come tecnico di laboratorio nella “sua” scuola a Neive, Andrea aveva cominciato a “guardarsi intorno”. Essenziale per lui è stato aver conseguito il diploma internazionale di lingua inglese Pet. «Costa rispose subito», racconta Ezio, suo padre, «gli fecero un colloquio tutto in inglese su Skype. Poi trascorse due settimane di corsi intensivi, a Genova, sulla sicurezza sulla nave e sulla gestione della vita di bordo, perché anche un pasticciere, gli hanno spiegato, dev’essere pronto a indirizzare i passeggeri verso le scialuppe».

Lunedì della scorsa settimana Andrea ha fatto le valigie e si è imbarcato sull’aereo per raggiungere Mahé. Avrebbe dovuto prendere servizio il 28 febbraio, con un contratto di sei mesi che lo avrebbe portato dall’Oceano indiano alla Scandinavia, passando per il Mediterraneo. Ma mentre lui volava da Dubai alla capitale delle Seychelles un incendio a bordo della Costa Allegra ha mandato a monte i suoi piani. «Ad accoglierlo c’era un addetto che non lo ha accompagnato al porto ma in hotel », racconta Ezio, che ha comunicato con Andrea via sms e telefono. «Andrea ci ha detto di aver riscontrato professionalità, anche nell’emergenza. Dopo i primi momenti di disorientamento è ripartito per Honk Hong, per imbarcarsi sulla Costa Classica. Per quindici giorni un esperto lo affiancherà e poi lo attendono sei mesi tra Singapore, l’estremo Oriente e il Mediterraneo».

v.p.