Alba verde CARROCCIO?

Spolaore, dopo la “frana” ai vertici della Lega nord: «Il partito vivrà, anzi potrebbe serrare i ranghi»

IL CASO – La tempesta leghista sarà difficile da dissipare. Il Carroccio, che ha fatto del rigore etico il cavallo di battaglia, è letteralmente “franato” ai vertici. Con le dimissioni del patriarca Umberto Bossi e di suo figlio Renzo (consigliere regionale della Lombardia), l’espulsione della vicepresidente del Senato Rosi Mauro e le “rivelazioni” quotidiane che hanno coinvolto anche Roberto Calderoli la gerarchia si è dissolta, lasciando stupefatta e incredula la “base”. In soldoni, il tesoriere di partito, Francesco Belsito, avrebbe utilizzato parte dei rimborsi elettorali (quindi soldi pubblici) per questioni private, tra cui la ristrutturazione della casa di Bossi, la macchina e la laurea di Renzo, investimenti in diamanti e lingotti d’oro. Considerando lo slogan “Roma ladrona” con cui i padani hanno tuonato contro il centralismo della Capitale, la vicenda è un paradosso.
 Dopo le dimissioni e in attesa del congresso che designerà la nuova classe dirigente, la Lega è capitanata da un triumvirato formato da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago. Intanto, i partiti di maggioranza (Pd, Pdl e Udc) hanno siglato un accordo utile a rivedere la questione dei rimborsi elettorali. Il clima di profonda sfiducia e il dilagante sentimento “antipolitico” rischiano però di affondare le elezioni 2013. Nuovi movimenti emergono dal basso, e promettono di scalzare la “vecchia” politica.
 Per districare i fili dello scandalo a un livello più “basso”, abbiamo contattato il Presidente della Regione. Roberto Cota non risponde direttamente, ma tramite il suo portavoce, il quale spiega come «il principale obiettivo del partito sia amministrare bene il Piemonte, proseguire con le riforme volte ad attenuare l’impatto della crisi». Pur dichiarando il proprio ottimismo, Cota non nega che la base elettorale del partito potrebbe risentire delle indagini della magistratura, dato che una buona parte del consenso leghista è sostanziato da quei “voti di protesta” ovvero voti “labili”, dati più per sfiducia verso gli altri partiti che per totale adesione alla dottrina padana.
Mentre la presidente della Provincia di Cuneo, Gianna Gancia, sceglie per ora di non rispondere alle nostre domande, il responsabile del partito ad Alba, Paolo Spolaore (foto), sembra tentennare. Dopo anni di leadership locale, l’ex consigliere comunale si dichiara «stupefatto di quanto è accaduto: la Lega nord era un movimento diverso rispetto agli altri, basato su trasparenza e onestà». La favola crolla, l’ideale si sgretola sotto l’evidenza del reale. Spolaore non esclude che «il mio futuro si orienti su un ambito più professionale che politico». Eppure, non tutto è nero all’orizzonte: «Il partito continuerà a vivere, anzi potrebbe rinforzare i ranghi. Abbiamo radunato l’assemblea cittadina: la sala era piena, i giovani numerosissimi». Spolaore parla di un’accesa curiosità verso la filosofia leghista, della possibilità che la percentuale di albesi “verdi” continui a crescere: l’uragano mediatico, si desume, potrebbe aver portato più pubblicità che danno.
Il sostituto in Consiglio comunale di Spolaore è altrettanto ambivalente. Un misto di entusiasmo ottimista e di frustrazione si agita in Bruno Ferrero: «Per usare una parola di sinistra, i nostri “compagni” si sono comportati male. C’è disillusione, la “vicenda Belsito” è molto più grave della “vicenda Lusi”, l’ex tesoriere della Margherita che aveva fatto sparire milioni di rimborsi elettorali, perché la Lega era fondata e viveva sui princìpi della trasparenza. La “pulizia” era necessaria: anche considerando le sue condizioni di salute, Bossi non avrebbe potuto mandare avanti la “baracca” ancora per molto».

 Matteo Viberti

foto Ansa