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Si VIVE MEGLIO targati CN

INDAGINE. Salute, istruzione, attività quotidiane, partecipazione relazioni sociali, ambiente, sicurezza e benessere: sono le otto “dimensioni” che la Commissione internazionale di esperti insediata dal presidente francese Nicolas Sarkozy nel 2008 ha individuato per misurare la qualità della vita. I Governi sanno assai bene oggi che il Prodotto interno lordo, il Pil che tanto angustia le economie mondiali, non rappresenta la misura dello stato di benessere di una comunità, un rapporto assai più complesso da calcolare. Per questo l’Istituto nazionale di statistica sta mettendo a punto in Italia un sistema di misurazione basato sulle indicazioni della commissione Stiglitz – quella francese, appunto –, pronto alla fine di quest’anno, mentre l’Istituto di ricerche economiche e sociali (Ires) ha affrontato il tema della qualità della vita in Piemonte fin dal 2010 con un metodo compatibile con quello in fieri, ricostruendo pure la serie storica a partire del 1998, provincia per provincia, e aggiornando i dati entro giugno di ogni anno.

Gli esiti dell’indagine dello scorso anno vedevano Cuneo in pole position e la recente anticipazione, basata su un’indagine campionaria rivolta a 1.200 piemontesi di età superiore ai 14 anni effettuata nella seconda metà di febbraio di quest’anno (si vedano le tabelle), conferma lo spaccato del Piemonte con la Granda ai vertici per qualità della vita. Se secondo l’83 per cento del campione nell’ultimo anno la situazione economica generale del Paese è peggiorata, a Cuneo la si vede un po’ meno nera: è infatti il 76,4 per cento a giudicare in negativo l’andamento del Paese. Comunque numerose persone, questo è certo. E così accade se si guarda al futuro. Gli ottimisti sabaudi – per i quali la situazione italiana migliorerà nei prossimi 12 mesi – sono il 35,9 per cento, mentre quelli cuneesi raggiungono quota 40. Via elencando, nella Granda giudicano buona la situazione personale di reddito complessivo oltre 28 persone su cento, mentre in Piemonte il dato è a 27; altro elemento rilevante è il risparmio, peculiarità cuneese da sempre: qui 24 su cento mettono ancora via qualcosa, un punto in meno per i piemontesi. Per contro, è curioso registrare l’atteggiamento della nostra provincia riguardo al futuro imminente, i prossimi 12 mesi: secondo il 31,8 per cento la situazione economica familiare peggiorerà, a fronte del 29,3 per cento del Piemonte. Pessimismo atavico? Si tratta di un dato che non trova riscontro nei numeri, visto che per il 49,2 per cento dei piemontesi la situazione familiare è volta al peggio negli ultimi dodici mesi, ma nel cuneese la medesima percentuale si riduce al 39,2. E, infine, il grande tema di questi anni di crisi: il lavoro. Se in testa alle preoccupazioni di molti c’è la difficoltà a trovarlo – lo pensa il 47,2 per cento – anche in questo caso Cuneo si conferma in minore impasse, perché il problema tocca “solo” (si fa per dire) il 40,5 per cento degli intervistati.

 

Maria Grazia Oliver

 

Invecchiamento della popolazione e carenze delle infrastrutture informatiche sono i nodi da risolvere

“L’anticipazione riguarda il 30 per cento dei dati e la situazione potrebbe quindi riaggiornarsi fino a giugno, quando l’indagine sulla qualità della vita in Piemonte sarà presentata nella sua interezza. In ogni caso la provincia di Cuneo, come già lo scorso anno, pare ben piazzata ai vertici della classifica piemontese delle migliori della classe, pur se anche qui la crisi sembra confermarsi e mutare le abitudini. Maurizio Maggi, curatore dell’indagine Ires, spiega la crisi in atto: «Parametri quali l’indebitamento, che aumenta, la visione del futuro e la soddisfazione per la propria situazione, che peggiorano, ci dicono che la situazione non è facile». I piemontesi possono ancora fare conto sulla ricchezza accumulata, ma sono oggi costretti a erodere il patrimonio o a indebitarsi per evitare di cambiare il proprio stile di vita, come attestano il calo dei redditi e la battuta d’arresto nei consumi. In Piemonte non pare percepirsi insomma il miglioramento delle attese per il 2013, un dato che emerge da altre indagini nazionali. Maggi: «Nel 2008 la crisi economica internazionale ha portato al timore del grande tracollo, con impennate e cadute di fiducia ogni qualvolta si è aperto uno spiraglio. All’interno di questo scenario la provincia di Cuneo è emersa ed emerge con costanza in positivo con valori meno improntati al pessimismo e dati – quello sulla disoccupazione giovanile, su tutti, fermo a un terzo rispetto al nazionale – che inducono a una minor sfiducia». Ancora Maggi sulle previsioni per il prossimo anno: «Il Piemonte presenta nodi da risolvere ben antecedenti alla crisi: il problema demografico (l’invecchiamento della popolazione e l’incremento della domanda di assistenza sanitaria), la carenza di nuove forze che l’immigrazione non riesce a risolvere (giungono flussi indistinti di lavoratori, non dotati delle professionalità che occorrono), i mancati investimenti in infrastrutture informatiche. Se non si metterà mano a questi temi, pur leggendosi i primi segnali positivi Oltreoceano, il rischio sarà di viaggiare in un vagone in coda al treno della ripresa».

 

m.g.o.