La versione di Minoli e Carlo De Benedetti sul futuro dei media

Il dibattito a Dogliani

Giovanni Minoli e Carlo De Benedetti (che a Dogliani è “di casa”) hanno dato vita a uno dei dibattiti più attesi del Festival della tv e dei nuovi media, a Dogliani la settimana scorsa. Minoli – nato a Torino nel 1945 – è celebre per aver ideato alcuni dei più importanti programmi televisivi Rai, come Mixer, La storia siamo noi, Elisir, Un posto al sole. Come il suo interlocutore, da anni è una delle figure più influenti sull’opinione pubblica.
Giovanni Minoli dai critici è considerato uno dei pochi autori rimasti capaci di produrre televisione di qualità. Il suo incontro con Carlo De Benedetti è stato l’occasione per alcune domande sulla Rai e sul sistema dell’informazione in Italia.

 Come cambia il servizio pubblico in tempo di crisi?  «La crisi favorisce il consumo di televisione, semplicemente perché la gente esce meno e quindi rimane più tempo davanti allo schermo. Oggi abbiamo una grande opportunità: quella di trasformarci, di rivedere le ragioni storiche per cui il servizio pubblico è nato. Negli ultimi 15 anni tendenzialmente si è seguito il modello della televisione commerciale, dove la quantità (l’audience) era sinonimo di qualità. Serve un’inversione di rotta, una “Rai-fondazione” per tornare a una televisione con scopo didattico e pedagogico. La Rai è stata ed è lo specchio del Paese, sia per gli aspetti drammatici sia per quelli positivi. Facciamo in modo che questa crisi sia un’opportunità di miglioramento, di revisione degli schemi consolidatisi nell’ultimo periodo».
Come si possono stabilire i parametri perché questa pedagogia non diventi impositiva, non si trasformi in persuasione o condizionamento dei comportamenti del telespettatore?  «Il discorso è complesso ma credo che si possa sintetizzare dicendo che, se la Rai riacquisisce una consapevolezza di se stessa, della propria funzione, sarà possibile riqualificare l’offerta in modo completo e positivo. Anche il Governo tecnico può lasciare un segno positivo su questo fronte. Non dimentichiamo che l’evasione del canone arriva talvolta al 30-35 per cento. Perché? A causa dell’omologazione del prodotto: sovente non c’è differenza percepita tra televisione pubblica e privata. Ecco il vero problema da superare».

 E Internet, come si colloca in questo contesto? Ci sono sempre più giovani che rinunciano alla televisione come strumento di informazione o intrattenimento.  «Alcuni programmi come La storia siamo noi hanno letteralmente sedotto i cosiddetti “nativi digitali”, ovvero i giovani nati nell’era di Internet. Il web è un’opportunità, un nuovo modo di espandere le conoscenze e gli stimoli, i percorsi da seguire. Perciò accade sovente che i giovani partano dalla rete per arrivare solo in un secondo momento a tematiche trattate dalla televisione. È un cambiamento di prospettiva».

 Matteo Viberti

«Per i giornali, il web è una possibilità. La moltiplicazione dell’offerta moltiplica il pubblico»
Carlo De Benedetti, torinese d’origine – da qualche anno è cittadino svizzero –, classe 1934, ha un lunghissimo curriculum di capitano d’industria. Risiede a Dogliani da un paio di anni. È proprietario del gruppo Espresso-Repubblica, che oltre alle due testate nazionali edita dei quotidiani locali.

 Ingegner De Benedetti, qual è il futuro dei giornali cartacei? Verranno cancellati dai quotidiani web?   «Io non sono uno di quelli che dice che i giornali di carta moriranno. Il web è anzi una possibilità per questi perché sviluppa la conoscenza, coinvolge una comunità senza dimensioni geografiche promuovendo allo stesso tempo la dimensione cartacea. Il futuro del quotidiano stampato sarà quello di un prodotto culturale, di approfondimento che costerà un po’ di più con una cadenza meno frequente. Ma non sparirà sicuramente».
Vale anche per i giornali locali?   «Direi di sì. Cito il caso della Gazzetta di Mantova: le vendite sono diminuite del 10 per cento ma allo stesso tempo sono aumentate le visite on line. Le due cose vanno di pari passo. Come La Repubblica: vende 450 mila copie al giorno e allo stesso tempo ha un milione di visite della versione web. E grazie alle nuove piattaforme abbiamo fatto rinascere il quotidiano della sera, il giornale per il social network e per i tablet. La moltiplicazione dell’offerta moltiplica anche il pubblico».

ma.bo.

foto Ansa