Maurizio Marello: «I partiti non cambino simboli e nomi, ma i dirigenti»

Il sindaco Maurizio Marello (Partito Democratico) ha accettato di rispondere ad alcune domande sul futuro della situazione politica e (soprattutto) della città.

Cominciamo dalle elezioni amministrative, con l’affermazione (o il netto consolidamento) del sentimento antipolitico, dell’avversione dei cittadini verso i partiti tradizionali. Avete paura per il futuro?
«Non ho paura perché i sindaci e le amministrazioni comunali sono la parte della politica più vicina ai bisogni e alle esigenze dei cittadini: credo che i vertici dirigenziali dovrebbero prendere esempio dal modello locale, imparare dai Sindaci e dai consiglieri. Quanto alla situazione generale, più la politica tradizionale tarda a considerare i chiari segnali di voto dei cittadini, peggio sarà per il Paese».

Quando parla dei “segnali di voto”, si riferisce alla rapida ascesa di Grillo e del suo Movimento 5 Stelle?
«Anche. Il voto dei cittadini deve essere rispettato, così come è necessario interrogarsi sull’astensione e sul non-voto. Insomma: non dare mai nulla per scontato, ascoltare la gente e le sue richieste. C’è bisogno di partiti veri, che non sprechino soldi e che cambino di tanto in tanto i nomi dei dirigenti. In Italia cambiano spesso i nomi dei partiti, ma al potere rimangono sempre gli stessi. È esattamente il contrario di quanto avviene in Francia: lì i partiti sono due da 50 anni, ma i politici che li compongono ruotano continuamente».

Parliamo di Alba. Come si comporterà l’amministrazione nel futuro, anche alla luce delle difficoltà portate dalla recessione?
«Consolideremo il nostro modo di lavorare. Continueremo a interpellare i quartieri, a contattare la gente “da vicino”. Porteremo avanti i nostri programmi, in particolare quelli legati alla viabilità, alle infrastrutture e al tentativo di allentare un patto di stabilità troppo vincolante, che non ci consente di investire e crescere. Credo comunque che, al di là delle questioni pratiche, sia importante mantenere la coesione sociale. È l’elemento fondamentale, la chiave di volta. La crisi economica è prima di tutto una crisi di valori, non bisogna scordarlo».

Sembra entusiasta e convinto. Quindi, se le elezioni amministrative fossero domani, si ricandiderebbe come Sindaco?
«Dipenderà dal lavoro svolto, da cosa accadrà fino a quel momento. Il 2014 è lontano: troppo presto per anticipazioni».

m.v.

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