Moscato e Asti: tutto bene?

Al convegno di Confagricoltura addetti ai lavori reticenti di fronte alle provocazioni di Bruno Vespa
COSSANO BELBO – Il titolo “Le dolci bollicine di successo”, poteva far pensare a un evento celebrativo del panorama Moscato e Asti. E, in effetti, c’erano molti ingredienti, a cominciare dalla location (una delle case spumantiere del settore, la Fratelli Martini) e poi i promotori, la Confagricoltura Piemonte col supporto di Regione e Unione europea; e, infine, i protagonisti, Jean Jaques Dubau, direttore generale Italia del gruppo Davide Campari, Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura, Gianni Marzagalli, presidente del Consorzio dell’Asti, Claudio Sacchetto, assessore regionale all’agricoltura, e Gianni Martini, presidente della Fratelli Martini. Senza dimenticare il coordinatore del dibattito, uno dei volti televisivi più noti, Bruno Vespa, e (collegato in videoconferenza) Paolo De Castro, ministro dell’agricoltura del governo Prodi e oggi presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo.

Interessante è stata la partenza, con Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio dell’Asti, che ha fatto il quadro del settore rapportandolo con il resto del Piemonte vitivinicolo: 4.000 viticoltori coltivano Moscato, il 20% dei 20.000 totali; 9.200 gli ettari coltivati, ancora il 20% del patrimonio regionale. L’incidenza cresce con la produzione: gli 800.000 ettolitri rappresentano il 30% dei 2.700.000 totali e ancora di più nel valore, toccando il 40%. I dati della produzione 2011 ribadiscono il superamento della quota fatidica dei 100 milioni di bottiglie, con 81,2 milioni per l’Asti e 25,6 per il Moscato, con forti impennate sugli anni precedenti. Quanto ai mercati, l’Asti parla decisamente europeo, con il 77% del mercato (il 19% in Italia), mentre il Moscato d’Asti ha più propensione per le Americhe (59%) e l’Italia si accontenta del 16%.

Poi, è incominciato il dibattito. Chi pensava a un Bruno Vespa tutto miele o avulso dalla realtà ha fatto i conti senza l’oste. Dopo un inizio ancora ispirato all’atmosfera celebrativa, nel quale tutti gli intervenuti hanno tessuto le lodi della Commissione paritetica, sottolineando la lungimiranza di viticoltori e case spumantiere, il confronto si è fatto via via più vivace. È stato il neopresidente Gianni Marzagalli a dare fuoco alle polveri, quando, in uno slancio di sincerità ha ricordato come i ristoranti e le enoteche in Italia non propongano l’Asti, ipotizzando anche la creazione di un “super-Asti” per l’Horeca.

Un invito a nozze per un giornalista navigato come Vespa, che ha cavalcato la vicenda, mettendo più volte il dito nelle piaghe: prezzo e immagine. Partendo da un «ma l’immagine dell’Asti è bassa», ha poco per volta calcato la mano, affermando: «Fate in modo che anche all’interno dell’Asti ci siano delle differenze sostanziali di prezzo»; e ancora: «Ma chi volete che lasci lo Champagne per l’Asti con questo livello di immagine». E poi ancora: «Io continuo a predicare che a fine pasto si metta da parte lo spumante secco o lo Champagne a favore dell’Asti o del Moscato d’Asti, ma certo che con questo livello di immagine! Non c’è altra soluzione che aumentare i prezzi se si vuole che anche l’immagine cresca!», e così via di questo passo.

Le risposte dei vari interlocutori sono state disarmanti: Jean Jaques Dubau (Campari) ha ricordato che «alzare i prezzi, con le vendite dell’Asti molto stagionali è come abbattere i volumi». Gianni Martini ha giustificato la situazione dicendo che non è la qualità che manca, bensì le occasioni per consumare l’Asti al di fuori dei momenti tradizionali.  Bruno Vespa incalzava, ma i suoi interlocutori dimostravano di non voler considerare nel verso giusto le sue provocazioni. Così, poco per volta il dibattito ha perso mordente.

A rompere la vis polemica è intervenuto il collegamento video con Paolo De Castro, che ha spostato l’attenzione su altri temi, primo fra tutti l’ipotetica liberalizzazione degli impianti del 2015.  Confesso il mio disorientamento a fine dibattito. Non capivo le reticenze degli intervenuti di fronte alle provocazioni di Vespa, che mi erano parse sacrosante. In soccorso mi è giunto un vecchio protagonista delle vicende del Moscato e dell’Asti che mi ha chiarito la situazione: «Tutto nella normalità. Non farti troppe domande: a tutti le cose vanno bene così. L’immagine? È solo un tema per i dibattiti».   Alla fine si è concluso tutto in gloria, a tarallucci e vino, come nelle migliori occasioni.

 Giancarlo Montaldo