Murazzano Dop? No, grazie

Cala la produzione del formaggio tipico. Troppa burocrazia: i caseifici preferiscono non marchiare
E la pecora di razza autoctona (circa 2.000 capi contro i 45 mila degli anni ’50) è ormai in via di estinzione
ALTA LANGA – In un anno si producono 120 quintali di formaggio “Murazzano Dop”, una quantità che un caseificio di pianura produce in un giorno. I dati sono stati resi noti dal presidente del Consorzio di tutela Claudio Adami alla “Dieta del Murazzano” svoltasi sabato 19 al castello di Grinzane Cavour. E, anche se i numeri differiscono leggermente da quelli riportati nella tabella (fonte: Onaf), la sostanza non cambia. Il “Murazzano” (per usare una definizione emersa nel convegno di Grinzane) è il fratello minore dei formaggi dop piemontesi e, con la pecora delle Langhe nella lista delle specie in via di estinzione, le prospettive non sono rosee.

Le ragioni della crisi produttiva, secondo Adami, sono essenzialmente due: le numerose incombenze burocratiche e il calo del numero di pecore. «Troppa carta», sintetizza Adami per spiegare il peso della burocrazia a carico dei produttori. E così, i caseifici preferiscono produrre formaggi simili al “Murazzano” (e spesso di ottima qualità), ma senza “marchiarli” col simbolo della dop. «Ci sono molti produttori piccoli, ai quali il marchio non serve per avere mercato», continua Adami. «Un tempo la situazione era diversa. Una ventina d’anni fa il consorzio aveva una ventina di soci e tutti marchiavano. Oggi ne sono rimasti quattro».  A questi, se ne deve aggiungere un quinto, che però non è socio del consorzio. Per cercare di semplificare la situazione è in cantiere una modifica del disciplinare. Il via libera della Regione al nuovo documento è arrivato a fine aprile; ora il testo è al vaglio delle istituzioni europee. Si tratta, prosegue Adami, di modifiche che riguardano alcuni aspetti tecnici, legati al foraggio, alla provenienza dei mangimi, ai gradi della cagliatura e al peso delle forme.

«La dop ha implicazioni positive, ma il Murazzano ha poca produzione in confronto agli altri formaggi a denominazione di origine protetta. È necessaria un’attività di rilancio», ha commentato a Grinzane il presidente provinciale della Coldiretti, il murazzanese Marcello Gatto.  «In attesa dell’adeguamento del disciplinare, il Murazzano fa fatica, e si tratta di un eufemismo», ha osservato Roberto Arru ,direttore di Assopiemonte Dop-Igp, il “Consorzio dei consorzi”, che raggruppa gli organismi di tutela della nostra regione.

Anche per l’allevamento le prospettive non sono buone. I dati forniti a Grinzane da Paola Rasetto, dell’Assessorato regionale all’agricoltura, parlano di circa 2.000 mila pecore di razza autoctona delle Langhe (di cui 1.500-1.700 in Piemonte) contro le 45 mila degli anni ’50. Il libro genealogico di questa specie è tra i più antichi; i primi controlli risalgono al 1928. Nel Psr, ha spiegato la dottoressa Rasetto, sono stati previsti aiuti per sostenere gli allevamenti delle razze in via di estinzione, tra cui la pecora delle Langhe. «Se non si ritorna all’allevamento della pecora sarà difficile ripartire», conclude Adami. «Si tratta però di un’attività impegnativa, che richiede grande passione. Nella nostra zona gli allevamenti sono quasi sempre piccoli, a conduzione familiare».  Per aumentare il numero di capi si spera anche nell’ex Cozoal, l’azienda di Murazzano messa in liquidazione nel 1999 e acquistata nel 2003 da un imprenditore saviglianese dopo numerose vicissitudini. Il caseificio è ancora chiuso, ma nella struttura si allevano un centinaio di pecore. È già qualcosa, ma qualche anno fa alla Cozoal ce n’erano 600.

Corrado Olocco

Foto Ansa

Oddero: servirebbero percorsi turistici

Al convegno di Grinzane Cavour, il presidente onorario dell’Onaf Giacomo Oddero (foto), ha ripercorso le tappe che portarono, trent’anni fa, al riconoscimento delle dop per i 4 formaggi cuneesi (Bra, Castelmagno, Murazzano e Raschera). «Il vino stava conquistando i grandi mercati mondiali, mentre altre produzioni, come carne, formaggi e ortofrutta, erano rimaste ferme. Ci eravamo dimenticati dei formaggi. La dop permette di evitare il degrado e la marginalizzazione del territorio. Sarebbe anche opportuno promuovere percorsi turistici legati ai formaggi dop», ha spiegato Oddero, ricordando anche la fiera dei formaggi che si svolse a Cuneo, per quattordici anni, fino al 1993.
La giornata si è chiusa con la nomina di due maestri onorari dell’Onaf: Laura Marisa La Torre (direttrice generale della vigilanza per la qualità e la tutela del consumatore presso il Ministero delle politiche agricole) e Giacinto Chiri, il funzionario della Camera di commercio che lavorò alla denominazione di origine dei formaggi cuneesi e supportò la nascita e la crescita dell’Onaf.