PIEMONTE apprendista stregone

“Il lavoro riparte dal Piemonte” è il titolo del convegno sull’apprendistato svoltosi a Torino, presente il ministro Fornero. Per il governatore Cota siamo «un inedito laboratorio del futuro del sistema-Paese»

OCCUPAZIONE • C’è una zona di confine da attraversare per accedere al mestiere, al saper fare, operare nel mondo. Nella sua versione ideale l’apprendistato è terreno utile ad acquisire competenze e conoscenze, palestra che sforna talenti, forze creative del Paese. E se grazie a questa “anticamera” del lavoro la recessione si sgonfiasse, perdesse vigore, retrocedesse? Il Piemonte sembra crederci. Forse una “stregoneria” benefica è possibile, il mito dell’apprendista – come metafora di fiducia nel futuro – può concretizzarsi. È su queste premesse che si è svolto a Torino il 7 maggio il convegno Il lavoro riparte dal Piemonte, con la presenza del ministro del lavoro Elsa Fornero (vedi in basso).

C’era anche il presidente della Regione Roberto Cota, il quale ha spiegato con inatteso realismo: «I piemontesi hanno pagato un pedaggio altissimo alla crisi del mondo del lavoro e del sistema imprenditoriale. La preoccupazione e, in qualche caso, anche la disperazione è entrata nelle case di migliaia di lavoratori e di imprenditori della nostra regione». Ma l’apparente catastrofismo s’è tramutato in ottimismo. Il Presidente leghista ha azzardato: «La macchina può ripartire dal Piemonte. La nostra strategia è di modificare non l’immagine ma il ruolo stesso della pubblica Amministrazione. Ascolto, collaborazione e innovazione. Sono questi i tre punti fermi della politica di supporto alle imprese e ai lavoratori. Il Piemonte si sta trasformando, e in qualche caso si è già trasformato, in un inedito laboratorio del futuro del nostro sistema-Paese».

Si rilancerà il concetto di apprendistato. Mille giovani piemontesi tra i 15 e i 25 anni tra il 2012 e il 2014 potranno acquisire una qualifica professionale e trovare un lavoro stabile. La Regione, siglando un accordo con imprenditori (tra cui Bosh e Iveco) e sindacati, ha previsto un investimento iniziale di 5 milioni di euro. Sono anche attesi progetti per l’alta formazione che riguarderanno 700 giovani in 40 master, 40 dottorati e 40 corsi di laurea. Come ha spiegato l’assessore regionale al lavoro, Claudia Porchietto, «in Piemonte sono 13 mila i giovani che né studiano né lavorano: pensiamo quindi che questo progetto, nato prima dell’approvazione del nuovo testo unico sull’apprendistato nazionale, possa essere una risposta importante nella lotta alla disoccupazione». Nota di merito da evidenziare: il Piemonte risulterebbe la prima regione in Italia a prevedere un servizio di apprendistato per i minori, convincendo sindacati storicamente contrari a siglare l’accordo.

Quello che appare l’embrione di una rinascita non è però scevro da problematiche e ambivalenze. Ancora troppo sovente – come ha anche ricordato Fornero durante il dibattito – gli imprenditori si servono degli apprendisti in virtù del loro basso costo, non garantendo la formazione di cui i giovani avrebbero bisogno o non rinnovando i contratti. E quella che dovrebbe essere una promessa può trasformarsi in abbandono, stregoneria malefica dagli effetti scompensanti.

Matteo Viberti

Elsa Fornero ammonisce:
«Assumete quei ragazzi»

“Il Ministro del lavoro che piangeva non manifesta oggi la debolezza liberatoria per lei – dietro la maschera ci sono carne e ossa –, ma anche per milioni di italiani, che speravano in una nuova epoca, in una “umanizzazione” della politica. Elsa Fornero si è omologata alla robotica precisione del Governo tecnico, ma sembra aver conservato una base di notevole sensibilità psicologica. Siamo andati ad ascoltarla quando a Torino, il 7 maggio (vedi l’altro articolo di questa pagina) ha spiegato di fronte a una platea in ascolto: «Stiamo cambiando le regole del mercato del lavoro, ma il cambiamento dev’essere anche interiore, nei singoli individui, altrimenti la modificazione delle regole servirà a niente». Strano a sentirsi: la base emotiva che s’agita dietro le normative è sovente trascurata, pur essendo l’anima che muove l’apparato sociale. Ha proseguito il Ministro: «La parte debole del Paese sono diventati i giovani? Allora vuol dire che c’è qualcosa di profondo, che non funziona». Fornero si scaglia contro un sistema formativo e “preparatorio” al lavoro pieno di buchi ed errori, un sistema che fa acqua da tutte le parti. Ancora Fornero: «I nostri ragazzi sanno troppo poco: non conoscono l’aritmetica, non sanno fare di conto e non conoscono le lingue, nemmeno la propria. C’è una gran parte della popolazione che è lasciata a se stessa e vive in stato di abbandono. Abbiamo dimostrato troppo snobismo verso la formazione, per molti anni abbiamo ignorato questo prezioso canale di valorizzazione umana».
La teoria è esatta, le parole encomiabili ma non bastano. Fornero allora spiega come l’apprendistato dovrà giocare un ruolo fondamentale nei prossimi anni, in quanto strumento utile al lavoratore e all’azienda. L’antifona deve cambiare: «Sarà consentito assumere apprendisti solo in funzione di una loro stabilizzazione. Prima si prendevano apprendisti solo perché costavano poco, non per formarli o per investire realmente su di loro». Quanto alla recessione, conclude il Ministro: «In accordo con l’assessore regionale al lavoro Claudia Porchietto stiamo effettuando una mappatura della crisi piemontese. L’obiettivo è di individuare le imprese in difficoltà e le fasce d’età più colpite. In futuro, anche i cinquantenni che perdono il posto dovranno essere “spendibili” sul mercato: perciò uno dei temi fondamentali nella riforma presentata in Parlamento è quello dell’assicurazione sociale per l’impiego».
Eppure, nel discorso rimangono assordanti il non-detto, le omissioni: la crescita solo evocata, la disoccupazione alle stelle, i favoritismi imperanti, i tagli, il clima di austerity che non favorisce la maturazione del Paese ma ne acuisce l’irrigidimento.

m.v.

foto Ansa

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