Strozzati dai camion dell’Est

TRASPORTI – Parliamo con Guido Rossi, segretario di AstraCuneo, la principale associazione degli autotrasportatori della Granda. La situazione del settore è critica: i lavoratori del settore lanciano ogni giorno proclami di guerriglia, promesse di protesta e intenzioni di bloccare le strade per farsi ascoltare dal Governo. Che cosa pensate di chi si ribella, di chi sceglie la forza per protestare contro una politica distante? «La protesta è sempre legittima e da rispettare, soprattutto perché si inserisce in un quadro di forte difficoltà economica generale e di criticità per il settore dell’autotrasporto. Tuttavia, non abbiamo aderito al fermo. Sovente le forme di protesta radicale sono solo il frutto di un ribellismo fine a se stesso, utile forse a dare visibilità a sigle sindacali poco rappresentative».

Eppure i problemi sono lampanti. Perché l’autotrasporto cuneese può considerarsi “malato”? «I problemi della Granda, una delle più importanti a livello italiano e con una forte proiezione verso le rotte internazionali, sono quelli comuni alla categoria. Esemplificando: esiste un apparato burocratico e sanzionatorio che incide fortemente sulla competitività e che spesso non riesce a distinguere tra aziende rispettose della legalità e imprese dedite al non-rispetto delle regole e alla concorrenza illegale. I tempi di guida e di riposo, per esempio, nati sulle giuste esigenze di sicurezza stradale e tutela del lavoratore, se interpretati in modo restrittivo possono ottenere risultati opposti a quelli che si intendevano conseguire. Un elemento di ulteriore incertezza per le aziende».

E poi la concorrenza dell’Est Europa. «Le aziende italiane si trovano a competere con imprese che hanno costi del lavoro (a volte la metà del nostro) tali da sviluppare pratiche di vero e proprio dumping sociale. Si tratta però di una concorrenza sleale ma non illegale, in quanto si inserisce nel contesto della normativa comunitaria. Su questo tema occorre aumentare il livello di attenzione, ridurre lo squilibrio».

Torniamo a Cuneo. A livello di infrastrutture, la Granda è una provincia debole? «Fino agli anni ’70 la rete autostradale italiana era una delle più avanzate d’Europa, adesso siamo in coda. Per quanto riguarda la situazione cuneese è vero, è arrivata l’autostrada. Ma costa carissima, soprattutto per quanto riguarda i valichi internazionali da cui passano le esportazioni della nostra provincia verso la Francia e l’Europa».

In tutto questo guazzabuglio, i politici vengono in vostro soccorso? Che cosa dovrebbero fare per migliorare la situazione? «La politica in questi ultimi vent’anni non è riuscita a dare risposte concrete (qualcuno l’ha definita l’“evanescenza della politica”) e adesso sta pagando il conto in termini di credibilità. Soprattutto, si dovrebbe intervenire sul fronte dei valichi internazionali. Costa sempre di più uscire dall’Italia per esportare, sono in aumento i pedaggi dei valichi alpini e in Francia dal 2013 bisognerà pagare un pedaggio anche sulle strade nazionali».

m.v.

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