Un sintomo ci salva dall’ictus

Ad Alba, nell’ospedale San Lazzaro, apre lo sportello dell’associazione Alice: obiettivo prevenzione e supporto ai pazienti colpiti da ictus cerebrale e ai loro familiari

COLLOQUIO – Alice (piemonte.aliceitalia.org) è un’associazione che si batte in tutta l’Italia, da un decennio, per la prevenzione e la cura dell’ictus, terza causa di morte (12 per cento dei decessi) e prima causa di invalidità nei Paesi occidentali. In Italia si verificano oltre 200.000 casi all’anno, di cui 35.000 sono ricadute. Numeri importanti per quella che è la terza causa di morte in Italia.
Da qualche giorno l’associazione Alice ha una sede albese, nell’ospedale San Lazzaro in via Pierino Belli 26; la delegazione è affidata a Orsola Bonino (orsola.bonino@tin.it), con il supporto del direttore del servizio di neurologia dell’Asl Cn2 Alba-Bra Giovanni Asteggiano. L’obiettivo primario dell’associazione è di portare avanti un efficace discorso di prevenzione e, al tempo stesso, di supportare i pazienti colpiti da ictus cerebrale e i loro familiari.
L’inaugurazione è stata occasione per ospitare un convegno dedicato all’ictus, con particolare attenzione ai temi della prevenzione e dell’alimentazione. Abbiamo incontrato alcuni dei medici intervenuti al convegno per capire meglio che cos’è l’ictus e come si può prevenire.
Risponde Marco Giraudo, responsabile della stroke unit del servizio di neurologia dell’Asl Cn2 Alba-Bra.

Che cos’è l’ictus? «L’ictus (dal latino “colpo”, in inglese “stroke”) è una condizione patologica acuta dovuta all’interruzione del flusso sanguigno cerebrale che consegue all’ostruzione o alla rottura di un vaso arterioso cerebrale. Ne consegue un deficit neurologico più o meno grave per la sofferenza o morte di cellule nervose».

Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione? «I sintomi più comuni sono rappresentati da difficoltà o impossibilità nella parola, confusione mentale, debolezza o incompleta capacità a muovere un arto o una metà del corpo, insensibilità di una metà del corpo, improvvisa alterazione dell’equilibrio e perdita di coordinazione con vertigini, deviazione buccale, improvvisa perdita della vista. Nell’emorragia cerebrale a questi sintomi si associano frequentemente la cefalea e il vomito. Se compare uno di questi sintomi e soprattutto se si verificano improvvisamente è molto probabile si tratti di ictus e bisogna agire immediatamente. L’ictus non è solo una malattia dell’anziano, infatti ogni anno sono colpite 10.000 persone con meno di 54 anni».

Che cosa bisogna fare? «L’ictus è un’emergenza. È essenziale contattare subito il 118 per il trasporto più sicuro e veloce in strutture ospedaliere specializzate, sede di stroke unit, con personale addestrato al miglior trattamento di tale grave patologia. Nell’ictus ischemico, infatti, in casi selezionati, e comunque solo quando il paziente abbia meno di 80 anni, è possibile procedere alla trombolisi endovenosa, in grado di sciogliere il trombo e ripristinare il flusso sanguigno. È indispensabile agire entro 3 ore dall’insorgenza dei sintomi.
Nell’ospedale San Lazzaro di Alba, sede di stroke unit, dal dicembre 2006 è previsto il trattamento con trombolisi endovenosa, in sinergia con i medici urgentisti del Dea. Grazie alla collaborazione con la neuroradiologia dell’ospedale Molinette, alcuni pazienti in particolari condizioni cliniche hanno potuto beneficiare della trombolisi intra-arteriosa, metodica ad altissima specializzazione, che prevede la disostruzione meccanica per via angiografica del vaso».

ALIMENTAZIONE

Sale e grassi saturi da ridurre

In un’alimentazione equilibrata, per ridurre il rischio di ictus è molto importante anche limitare il consumo di alcuni alimenti, come spiega Anna Demagistris: «È utile ridurre il consumo di sale, diminuendo l’utilizzo di cibi precotti e confezionati, mettendo poco sale nella pentola di cottura, aggiungendone poco a tavola e limitando gli alimenti che ne contengono molto, come salumi e formaggi. Inoltre vanno controllati i grassi saturi, che si trovano soprattutto nei prodotti da forno, nelle bibite light. Vitamine e integratori non sostituiscono il consumo di frutta e verdura. Un discorso a parte va fatto per la carne rossa: è stato dimostrato un aumento del 24% del rischio di stroke per porzione di carne rossa giornaliera. La Piemontese, però, eccelle rispetto alle altre razze per il basso contenuto di grasso, con percentuali irrisorie di colesterolo, che non superano quelle rilevate nella maggior parte del pesce».

LE CONSEGUENZE

Malattia gravosa per le famiglie

Risponde Giovanni Bosco, neurologo specialista in malattie cerebrovascolari del servizio di neurologia dell’Asl Cn2 Alba-Bra.

Quale importanza riveste la prevenzione in quest’ambito? «La prevenzione è la strategia vincente sull’ictus. Molti fattori di rischio possono e devono essere modificati, trattati o eliminati. I principali fattori di rischio per l’ictus, oltre all’età, sono rappresentati da ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale, diabete, fumo, obesità, sedentarietà, dislipidemia (condizione clinica nella quale sono presenti nel sangue elevate concentrazioni di lipidi). Molta attenzione va rivolta all’ipertensione arteriosa, il principale fattore di rischio per l’ictus ischemico ed emorragico, soprattutto in considerazione del fatto che solo il 50% degli ipertesi è a conoscenza della sua condizione e che solo il 30% di questi è trattato adeguatamente. Anche con l’alimentazione è possibile una riduzione significativa del rischio cardio e cerebrovascolare».

Che cosa fare dopo l’ictus? «Una volta stabilizzati i deficit neurologici conseguenti all’ictus è fondamentale la riabilitazione neuromotoria, che va iniziata già durante il ricovero in ospedale, e viene proseguita in strutture riabilitative specializzate, ottenendo spesso notevoli miglioramenti funzionali».

Quali sono le conseguenze dell’ictus? «L’ictus in termini di riduzione dell’autosufficienza e di aumento di bisogni assistenziali risulta molto gravoso. Il peso dell’assistenza ricade sulle famiglie. Il 20-30% delle persone colpite da ictus muore entro tre mesi, il 40-50% perde la propria autonomia in modo definitivo, mentre il 10% presenta una recidiva severa entro 12 mesi, con costi sociali difficilmente sostenibili. L’epidemiologia in Piemonte cita 24.000 ricoveri e 6.600 morti per ictus all’anno. Proprio in riferimento alle devastanti conseguenze dell’ictus opera Alice, associazione senza fini di lucro presente già da diversi anni in quasi tutte le regioni italiane. Sensibile alle sofferenze provocate dall’ictus, alle conseguenze sull’ammalato e i suoi familiari, opera fornendo ai pazienti e ai familiari appoggio e suggerimenti relativi alle pratiche burocratiche, ai diritti, alle sedi specialistiche di terapia di cui avvalersi, il tutto con lo scopo di migliorare la qualità della vita delle persone colpite da ictus e dei loro familiari».

Caffè e cioccolato aiutano

Tenere il peso corporeo sotto controllo ha effetti positivi su pressione, diabete e dislipidemia

COSA FARE – Anna Demagistris, responsabile del servizio di nutrizione clinica dell’Asl Cn2, ed Elisa Conterno, dietista del servizio di nutrizione clinica dell’Asl Cn2, sono intervenute al convegno sul tema dell’alimentazione in relazione alle vasculopatie cerebrali, illustrando consigli e novità sull’argomento.
«Fondamentale è tenere sotto controllo il peso corporeo: sia un sottopeso che un sovrappeso incrementano il rischio di ictus. Per evitare l’aumento di peso servono misure dietetiche e attività motoria; nei soggetti in sovrappeso la riduzione del peso corporeo ha effetti positivi sulla pressione arteriosa, sul diabete e sulla dislipidemia. Inoltre lo stile di vita sedentario rappresenta un fattore di rischio; si consiglia dunque un’attività fisica graduale e quotidiana di lieve-moderata intensità, come ad esempio una camminata veloce per 30 minuti al giorno», spiega Demagistris.
«Per quanto concerne l’alimentazione, è bene seguire le indicazioni della nuova piramide alimentare della dieta mediterranea, incentrata sulla varietà dei cibi. La tavola sana comprende frutta e verdura, ricche di flavonoidi, che hanno un grande potere antiossidante contro i radicali liberi e azione antinfiammatoria: ogni porzione al giorno in più riduce il rischio di ictus del 6 per cento. Inoltre tre porzioni di pesce alla settimana riducono il rischio di ictus del 6 per cento, mentre una porzione al giorno di pesce lo riduce del 17. Sono da preferire pesce azzurro come acciuga, aringa, sgombro, salmone, ricchi di omega3, acidi grassi essenziali con azione antinfiammatoria. Sono consigliati anche i legumi – il consumo 4 volte o più alla settimana riduce il rischio di malattia cardiovascolare dell’11 per cento – l’olio di oliva, il pollame, i cereali integrali, la frutta secca», aggiunge Conterno.
Ci sono alcune novità che possono far felici i golosi. «Il consumo di caffè (3-4 tazzine) e di the (più di 3 tazze) è associato a una riduzione del rischio di stroke del 17 per cento e del 21. Inoltre, il consumo di cioccolato riduce il rischio di ictus del 29 per cento, grazie ai polifenoli. È raccomandato il consumo massimo di due bicchieri di vino al giorno per l’uomo e uno per la donna», conclude Conterno.

a.r.

foto Corbis