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Gazzetta d’Alba, 1887

Il 23 febbraio sisma con danni ad Alba, Bra, Langhe e Roero

Il paese di Bussana Vecchia (frazione di Sanremo, oggi abitata da pochi artisti stranieri) è ancora lì a raccontare, con le sue case diroccate e cristallizzate nel loro aspetto di 125 anni fa, la devastante potenza del terremoto che sconvolse la Liguria di Ponente il 23 febbraio 1887, causando centinaia di vittime. Il sisma, che creò panico e molti danni anche nella nostra zona, è forse il primo ad averci lasciato testimonianze dettagliate.

Gazzetta d’Alba del 26 febbraio 1887 dedica ampio spazio alle serie di scosse che dalle 6.20 circa del mattino si susseguirono fino oltre mezzogiorno. Parlando della città, il nostro giornale spiega come la gente che si trovava per la strada in processione dietro al Santissimo (era il primo giorno di Quaresima) «udì un rumore sordo poi vede improvvisamente quei casoni allato dondolare fantasticamente, che sembrava volessero abbracciarsi (…). Due torri si staccarono dalle case a cui erano annesse, la volta di un lunghissimo corridoio nell’ospedale si fendette da una estremità all’altra e nella Sottoprefettura si verificarono notevoli guasti». Caddero comignoli e crollò qualche soffitto, ma fortunatamente non vi furono vittime.
Gazzetta riferisce poi di un lungo elenco di danni nei paesi di Langa e Roero: a Corneliano, Santa Vittoria e Neive danni alle chiese, a Castellinaldo crolli al castello e «moltissime case spaccate da cima a fondo», così come a Montaldo, mentre a Diano «sprofondò la volta della sala comunale» e Castagnito ebbe dimezzato il campanile parrocchiale». Danni anche ai castelli di Guarene e Baldissero.

Pure Bra non è esente dagli effetti del sisma, descritti dallo scienziato Federico Craveri, che affida alle colonne dell’Eco della Zizzola le sue parole: «Cominciò con un fremito robusto che io giudicai vorticoso. Si cambiò in ondulatorio colla direzione SE e NW (…). I campanelli delle case tutti suonarono. Nel mio gabinetto ornitologico caddero più di 180 uccelli collocati sui loro piedistalli».

Lo storico ed erudito Giovan Battista Adriani, solito frequentare famiglie nobili e scrivere di re, duchi e cardinali, nel descrivere gli effetti a Cherasco (su Gazzetta e sull’Eco), oltre a raccontare il panico generale, il blocco degli orologi a pendolo e i danni, non resiste a un tocco di “civetteria”: «Nel mio vasto salone, a pien soffitto del secolo XVII, un quadro di Madama Reale Cristina di Francia Duchessa di Savoia (…) fu balzato con violenza in mezzo al pavimento e la sua ricca e pesante cornice andò sconquassata».

Diego Lanzardo

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