Richiesti dalla Procura rilievi e analisi nell’ex cava

Centrale a biogas: intanto la pratica procede, mercoledì Conferenza dei servizi

AMBIENTE «Stiamo effettuando una serie di rilievi tecnici sul terreno della ex cava di località Monte Capriolo su indicazione dell’autorità giudiziaria di Alba. Al momento non posso anticipare ancora nulla sulle conclusioni che i nostri tecnici trarranno quando avranno ultimato i lavori». Così Silvio Cagliero, dirigente dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente) di Cuneo. Che continua: «Il nostro intervento nasce quindi a seguito di questa specifica richiesta e non va a interferire con l’iter burocratico che la pratica della concessione alla Biovis srl del permesso di realizzare il suo impianto a biogas sta attualmente seguendo. Noi saremo al tavolo della prossima Conferenza dei servizi il 6 giugno, ma non con questi risultati, che invece consegneremo alla Procura. Sarà poi il magistrato, indipendentemente dall’esito della Conferenza, a decidere sulla idoneità della zona».

Intanto, mentre si avvicina la data della terza riunione della Conferenza dei servizi, interviene nel dibattito anche Enrico Rossi, il proprietario del terreno che fino a qualche anno fa ospitava la cava: «Mi è stata chiesta la disponibilità di questo sito per un periodo di venti anni, per la realizzazione di una centrale a biogas. Considerato che non è possibile riutilizzare il terreno per altri usi, ho acconsentito, anche perché si tratta di energia rinnovabile e pulita. E, alla fine della vita della centrale (15 anni), il terreno verrà restituito con migliorie, per una sua futura riutilizzazione agricola». E sulla grande opposizione del Comitato del no (costituito sia dai residenti sia dagli industriali della zona) aggiunge: «C’è da chiedersi veramente cosa spinge l’azienda dei signori Scarzello, che si occupa di energia rinnovabile, a opporsi con tutte le sfumature possibili e inimmaginabili alla realizzazione di questa centrale a biogas. Io sono coinvolto, in virtù di un esposto alla Procura della Repubblica che lo stesso Giancarlo Scarzello ha presentato recentemente, chiedendo che si indaghi sulla chiusura della cava».

E conclude: «La cava è stata chiusa regolarmente, con il benestare di Provincia e Comune, nel 2008. Ma gli Scarzello, che sono proprietari di circa 85 mila metri quadrati di terreni nei suoi dintorni, ne hanno almeno 22 mila – che sono nel Comune di Bra – già resi edificabili dal nuovo Piano regolatore generale. E i restanti, nel Comune di Cherasco, lo saranno a breve. Quindi si comprende il motivo della sua opposizione».  Al coro di coloro che sono contrari a questo impianto si è anche aggiunto il Movimento 5 stelle di Bra, coordinato da Fabrizio Biolè.

Valter Manzone