A proposito di musica sacra

Quale direttore dell’Istituto diocesano di musica sacra di Alba, ho pensato di portare a conoscenza di tutti, e in particolare di parroci, operatori liturgici, direttori di coro, coristi e animatori della sacra liturgia, un’intervista rilasciata a Gustavo Villavicencio, e pubblicata sul giornale “El Mercurio” di Santiago del Cile in data 8 aprile 2012, da uno dei più grandi compositori di musica sacra.

Mi riferisco a mons. Valentino Miserachs, che ha permesso la pubblicazione integrale di questa intervista. Compositore, direttore di cori e organista, monsignor Miserachs (1943) è dal 1995 il preside del Pontificio istituto di musica sacra (Pims), il centro più importante di musica a Roma, creato da Papa Pio X cent’anni fa. Rispettato e stimato da tutti, questo sacerdote spagnolo è molto deciso nel far notare che la mancanza di cura nella musica durante la Messa si deve principalmente alla scarsa formazione dei sacerdoti. «Dispiace sentire certi testi e certa musica che non sono in linea con la sacralità della liturgia », afferma.

Che ruolo esercita il Pims nella Chiesa?

«Insegnare le discipline musicali da un punto di vista pratico, teorico e storico; promuovere la conoscenza e la diffusione del patrimonio tradizionale di musica sacra e favorire espressioni artistiche adeguate alle culture attuali. Inoltre offrire alle Chiese locali un servizio orientato alla formazione di musicisti di chiesa e di futuri maestri nell’ambito della musica sacra. È un centro romano di alta specializzazione».

Perché lei è favorevole al fatto che il Vaticano abbia una Commissione di musica sacra?

«Ho sempre creduto che la musica sacra meritasse un organismo pontificio speciale il quale riunisse le competenze che oggi si trovano divise tra vari dicasteri con scarsi e dispersivi risultati. Inoltre avendo il Concilio Vaticano II assegnato la responsabilità della musica sacra alle Conferenze episcopali, manca un organismo dotato di autorità per coordinare, orientare e controllare i repertori locali. Sfortunatamente non sembrano esserci intenzioni serie in questo senso, vale a dire una commissione affidata a persone espertissime e di provato valore».

Secondo lei la musica sacra non viene curata e per questo il canto gregoriano è sparito dalla liturgia.

«Non si cura in modo adeguato perchémanca la convinzione che si tratti di qualcosa di sacro, unito indissolubilmente alla liturgia, che si deve trattare con lo stesso rispetto che meritano le cose più sante e sacre. Spesso si crede che sia un gioco da bambini, sottomesso al capriccio di coloro che impongono al povero pubblico repertori, strumenti e stili generalmente imitanti la musica più profana e triviale. Manca “cultura” nel senso più ampio del termine cominciando dal clero. Il canto gregoriano è sparito e questo è un danno irreparabile per la stessa fede. Arrivo al punto di dire che non può esistere una veramusica liturgica senza canto gregoriano e che fino a che non si tratti seriamente questo problema le chiese si svuoteranno ogni giorno di più, soprattutto di giovani».

Quali sono le proprietà della musica liturgica?

«Quelle che ha enunciato San Pio X nel Motu Proprio e confermate dal Vaticano II e da Giovanni Paolo II. Si riassumonoin 3 concetti principali: santità e bontà delle forme, dalle quali procede la terza, l’universalità. La musica liturgica deve essere adatta per tutti i pubblici e adattabile ai popoli più diversi, cosa che accade in modo sublime nel gregoriano, modello insuperabile, fonte di ispirazione inesauribile, vero sacramento di cattolicità».

Quali strumenti sono corretti per la liturgia e quali non lo sono?

«L’organo tubolare è sempre stato considerato lo strumento liturgico più adeguato non solo per la sua ricchezza sonora, ma anche per la sua capacità di sostenere e di fondersi con la voce umana in modo magnifico. Oggigiorno ci sono organi elettronici in linea di massima accettabili. Gli strumenti a corda e i fiati soprattutto metallici (trombette, trombe e tromboni) possono anche essere impiegati in modo efficace. Quelli a corda pizzicata, come la chitarra, non racchiudono queste qualità per non parlare del pianoforte, delle percussioni o di altri strumenti».

Lei crede che la sensibilità dell’uomo moderno lo renda incapace di interpretare l’arte sacra musicale?

«È forse l’insensibilità che può rendere incapace l’uomo moderno, non tanto di eseguire, quanto di gustare l’arte sacra musicale. La sensibilità normale di oggi, anche se sembra una menzogna, è la stessa che c’era in tempi passati. Così come non cambiano i gusti nel cibo, allo stesso modo non cambia nei suoi elementi sostanziali qualcosa di così inerente alla natura umana come la musica. Creare o eseguire o ascoltare una musica che prescinda dai suoi elementi costitutivi, il primo dei quali è senza dubbio la melodia, seguito dall’armonia, è paragonabile a mangiare pietre invece degli alimenti di sempre. Inoltre il musico liturgico deve sintonizzare la sua sensibilità con quella della Chiesa, che sempre sa estrapolare dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Sono molte le obiezioni che verranno rivolte a quanto asserito da mons. Miserachs: la più comune è che non si può riesumare il canto gregoriano in quanto nella liturgia deve cantare l’assemblea. A questo proposito vorrei fare rispondere da chi di liturgia se ne intende, e cioè dal cardinale Joseph Ratzinger. «Molti liturgisti hanno messo da parte quel tesoro che per la Chiesa è la musica sacra, dichiarandolo “accessibile a pochi”; l’hanno accantonato in nome della “comprensibilità per tutti e in ogni momento” della liturgia postconciliare». «Dunque non più “musica sacra” – relegata semmai per occasioni speciali nelle cattedrali – ma solo “musica d’uso”, canzonette, facili melodie, cose correnti.È divenuto sempre più percepibile il pauroso impoverimento che si manifesta dove si scaccia la bellezza e ci si assoggetta solo all’utile. L’esperienza ha dimostrato come il ripiegamento sull’unica categoria del “comprensibile a tutti” non ha reso le liturgie davvero più comprensibili, più aperte, ma solo più povere». Lascio a ognuno le proprie considerazioni su questo argomento così importante della sacra liturgia.

Ezio Aimasso