Morta la mwalimu (maestra) Cecilia

Per la Catholic mission of Marsabit e per la Diocesi di Alba, che quella missione ha tirato su, è una notizia piena di dolore eppure piena di speranza e di riconoscenza. Perché se non ci fosse stata la maestra Cecilia, come sarebbero andate le cose?

L’antefatto Anno 1958: il Papa Pio XII pubblica l’enciclica Fidei donum (il dono della fede), con la quale apre a tutti i preti diocesani, a tutte le Congregazioni religiose maschili e femminili e a tutti i laici le porte della missione: «La Chiesa è missionaria. Mettetevi in contatto con un Vescovo di una qualunque missione nel mondo; accordatevi con il vostro Vescovo diocesano, e partite: la molta messe vi aspetta!».

Anni 1959 e 1960: don Venturino e don Tablino contattano mons. Cavallera (da San Benigno di Cuneo) e partono per il Kenya, come insegnanti nel Seminario di Nyeri (lingua ufficiale il latino e l’inglese) e insegnanti di religione nella scuola magistrale nella stessa cittadina non lontana dal Monte Kenya.

L’inizio Anno 1962: al termine dell’anno scolastico i nostri due sacerdoti danno l’annuncio che stava loro veramente a cuore: «Fra qualche mese andremo nel Marsabit a portare il Vangelo a quelle tribù ». Passa qualche giorno e due giovanissime insegnanti appena diplomate si presentano loro con questa proposta: «Veniamo anche noi con voi. Siamo maestre, avremo il nostro stipendio, non peseremo sulla Missione, e vi sarà sempre di grande aiuto avere vicino a voi due maestre cattoliche e locali!». Non sarà stato un leggero sacrificio per Mary Mumbi e Cecilia Wangeci lasciare la fertile e fresca Central Province (casa loro) per portarsi oltre la North Frontier, così lontana, insicura ed estremamente arida.

Anno 1963: (tra peripezie varie, guado di torrenti in piena e il dono di un celebre materasso a don Tablino da parte del reverendo Stephen Houghton della Anglican Church) inizia la Catholic mission Marsabit; le due “missionarie locali” sono impegnate nelle scuole. Presto Mary Mumbi diventa suora missionaria comboniana e in seguito sappiamo che è destinata a una importante missione prima in Etiopia e poi in Eritrea. Cecilia diventa la prima Head Mistress della nuova S.K.M. dove sono radunati ragazzi (giovanotti) di 6ª, 7ª, 8ª (corrispondenti più o meno alla nostra scuola media) delle tribù Gabbra, Borana, Rendille, Samburu, Turkana, “sottomessi” a una donna. (Le ragazze sono alla S.Therese Primary School, guidata prima dalle Suore comboniane e poi passata in direzione a personale laico).

L’impegno In quella scuola la “mwalimu Cecilia” viene a contatto con i genitori e i familiari di tutti i ragazzi; durante il mese di vacanza di ogni trimestre, con ogni mezzo possibile (nessun camionista o autista si sente di rifiutarle un passaggio) si porta nei loro villaggi, dove trova alloggio e vitto e soprattutto occasione di parlare della scuola, della grande necessità di mandare tutta la gioventù a studiare se il villaggio e la tribù vogliono vivere una vita migliore. Intanto, aiutata dai “suoi” alunni, insegna le preghiere, partendo dal “difficile” segno di croce; poi il Padre nostro e l’Ave Maria e gli elementi essenziali della fede cristiana. Poi si porta dai Padri e dalle suore: «La gente del tale villaggio vuole vedervi; vi accompagno io, non abbiate alcun timore: vi vogliono tutti bene, vi rispettano, vi ascoltano volentieri». Ti ritornano in cuore i tanti gesti della gente mai incontrata prima, che ti viene incontro e ti saluta a braccia aperte con cordialità veramente sincera: ti accorgi subito che dietro a quei saluti c’è la presenza affettuosa di Cecilia. Accoglienza che non è solo nei villaggi lontani, ma anche in quelli vicini e nella stessa città di Marsabit. Il suo posto in chiesa è accanto ai ragazzi, esempio di preghiera, di partecipazione attiva alla Messa e alle varie celebrazioni, stimolo a cantare “a piena voce” le lodi di Dio e della Madonna; una voce non proprio angelica ma che trascina. Problemi di ogni genere nelle famiglie, nelle varie scuole (quante sono le scuole d’asilo ed elementari che padre Giovanni Asteggiano, ha messo su fino all’ultima che lui non ha più potuto inaugurare, la Father John memorial Primary School), nei villaggi vengono segnalati dalla Mwalimu Cecilia e affrontati.

La mwalimu (la maestra) Cecilia con Maria Teresa, in una foto
di alcuni anni fa.

Il declino delle forze Qualche anno fa ha lasciato sia l’insegnamento che la direzione della scuola, ma non i contatti con i villaggi, gli appelli alla gente per la partecipazione al catechismo, alla vita parrocchiale, il suo interessamento alle difficoltà delle famiglie; non molto tempo addietro è ancora stata notata in Bubissa a invitare tutti ad andare in chiesa. È morta all’ospedale Muran’ga il 19 agosto 2012. Quando aveva lasciato Nyeri per Marsabit aveva circa 20 anni. La Diocesi di Alba, come “madre” della Chiesa di Marsabit e Maikona, dovrà sempre ritenersi debitrice a questa umile, generosa e fedele “Maestra”.

Don Vincenzo Molino