Il direttore risponde (11 settembre)

Sogno d’una notte d’estate nel Bosco fatato a Montaldo

Vorrei esprimere un vivo ringraziamento a Fiorenza, alla sua Compagnia dei germogli e agli amici montaldesi, che il 25 agosto scorso hanno dato vita, a Montaldo Roero, all’incantesimo meraviglioso, o direi quasi miracoloso, del Bosco fatato. È stato un evento unico, forse irripetibile, frutto di una ricca, fantasiosa creatività e di lunghi mesi di lavoro e impegno. Il pubblico intervenuto si è trovato immerso in un’atmosfera affascinante, coinvolto nella dimensione perduta del mito e della favola. Credo che molti, come me, ne abbiano riportato una profonda emozione e un senso di ammirata gratitudine, e qualcuno, magari, anche un filo di rammarico. Voglio dire, il rimpianto che non siano più frequenti e diffuse siffatte iniziative a contrastare tanta negatività e il vuoto che affligge la nostra esperienza quotidiana. Non so, forse non lo sa nessuno, come ridare vita, fiducia, prospettive e progettualità alla nostra civiltà stanca e demotivata. Una soluzione potrebbe essere rendere illegale la troppa ricchezza e disuguaglianza, e investire le risorse così recuperate per i beni comuni, per i servizi condivisi, per una educazione permanente a uno stile di vita sobrio, sostenibile, solidale, creativo, orientato ai beni relazionali e spirituali. Ma non si tratta solo di questioni economiche: ci vorrebbe davvero la magia. In effetti, il Bosco fatato di Fiorenza e compagni mi ha ridato un po’ di voglia di sognare. A loro, alla loro inventiva e generosità, un grazie di cuore e un invito a continuare.

Luigi Franco, Corneliano

La nostra vita sembra afflitta da negatività e vuoto, ma spesso è più una sensazione dovuta al bombardamento mediatico. Ele iniziative che possono stimolare il pensiero, la riflessione, la dimensione spirituale della vita non mancano. Tuttavia la sensazione di vuoto, la mancanza di fiducia e di prospettive, la delusione e l’apatia sono diffuse, prendono un po’ tutti. Sembriamo davvero una civiltà stanca e demotivata. Non penso che la soluzione, per quanto auspicabile, sia rendere illegale la troppa ricchezza e disuguaglianza. Il problema è spirituale. Negli orientamenti pastorali del decennio i Vescovi italiani così analizzano la situazione: «Le persone fanno sempre più fatica a dare un senso profondo all’esistenza. Ne sono sintomi il disorientamento, il ripiegamento su se stessi e il narcisismo, il desiderio insaziabile di possesso e di consumo, la ricerca del sesso slegato dall’affettività e dall’impegno di vita, l’ansia e la paura, l’incapacità di sperare, il diffondersi dell’infelicità e della depressione». Le cause sono molteplici.Masecondo i Vescovi al fondo di tutto si può scorgere la negazione della vocazione trascendente dell’uomo e di quella relazione fondante che dà senso a tutte le altre: «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia». In verità, la stessa Chiesa ha grandi difficoltà a testimoniare inmodo credibile la gioia della fede in Dio, a immettere nel mondo di oggi quei «germi di risurrezione capaci di rendere buona la vita, di superare il ripiegamento su di sé, la frammentazione e il vuoto di senso». Ma è la sfida che attende i cristiani oggi, una “sfida educativa” la chiamano i Vescovi, un’opportunità che l’Anno della fede indetto dal Papa potrà permettere di cogliere.