Ottolenghi, gli anziani nel cuore

ANNIVERSARIO Isessant’anni della casa di riposo Ottolenghi sono stati festeggiati sabato 8 settembre. Non si è trattato di un’autocelebrazione, quanto di una giornata concepita per mettere al centro la figura dell’anziano e problemi sui quali si sorvola, senza dare loro il giusto peso anche in vista del futuro personale.

La mattinata è cominciata alle 9.15 con un convegno presso il Teatro sociale che havisto presentiduespecialisti del settore, Giuseppe Belelli e Marco Trabucchi del Gruppo di ricerca geriatrico di Brescia. I due hanno coordinato gli studi che hanno portato alla realizzazione del Progetto Mara – acronimo di “miglioramento dell’assistenza nelle residenze per anziani”.

Dice il dottor Belelli: «Il progetto Mara ha avuto l’interesse di una multinazionale, la quale ha messo le sue risorse a disposizione per creare il contenitore culturale nell’ambito del quale inserire i nostri studi. Abbiamo così realizzato il tentativo di mettere dei punti fermi nell’assistenza all’interno delle case di riposo, scongiurando il rischio di trattamenti non appropriati. Abbiamo deciso di partire dalle patologie più frequenti, non trattandole con modalità standard ma con un approccio più adatto al tipo di soggetto presente nelle case per anziani».

«Nelle residenze per anziani l’etàmedia si alza costantemente e arriva anche a 86-88 anni», dice Trabucchi. «Queste persone sono portatrici anche di cinque o sei patologie diverse. In questo momento di crisi del processo assistenziale e della medicina in senso più generale, abbiamo deciso di andare controtendenza, perché è ancora possibile creare un progetto culturale, una base su cui innestare nuovi modi di operare. Il futuro di queste strutture sarà sempre più centrale, visto che nei prossimi vent’anni si stima un aumento degli ultra ottantacinquenni anche del 300 per cento; la casa di riposo è l’unica possibilità di convivenza civile, anche per la qualità della vita di chi sta intorno ai degenti. Sarà un tema sempre più caldo per il futuro».

La seconda parte del convegno è stata dedicata a una tavola rotonda sul tema Il paziente anziano tra fragilità e bisogno di assistenza: il suo diritto alla cura e alla salute. L’incontro, introdotto dal direttore dell’Azienda sanitaria Giovanni Monchiero, è stato un’occasione di dialogo tra le principali figure in campo sanitario e socio- assistenziale dell’albese, riunitesi per condividere impressioni ed esperienze.

Sono intervenuti Patrizia Corradini, direttrice del dipartimento delle cure primarie e dei servizi territoriali; Pierangelo Pieroni, responsabile dell’Unità di valutazione geriatrica; Maria Vittoria Oddero, direttrice del reparto di Medicina; Roberto Giachino, presidente del Consorzio socio-assistenziale, e Laura Berbotto, presidente del Collegio degli infermieri di Cuneo. Il quadro che è uscito dalle analisi è di una situazione complessa a causa dei continui tagli imposti dalla crisi. Tutti hanno convenuto nel sottolineare la centralità di strutture come l’Ottolenghi e del lavoro da esse svolto nei confronti degli anziani assistiti.

Alessandro Costa

Penna: «Non sia un autoelogio»

Nel pomeriggio l’atmosfera è stata di festa. La casa si è riempita di allegria e musica per festeggiare la sua storia, i suoi operatori e i suoi ospiti con i loro familiari. Bruno Murialdo e Severino Marcato hanno esposto alcune delle loro foto. «È un mondo che richiede attenzione», sostiene Murialdo. «È importante non essere mai troppo distanti da qui e la cittadinanza albese sa dimostrarsi sensibile in questi frangenti». Gli ospiti sono stati intrattenuti dalla musica di Beppe Nova, di Simona Colonna e altri musicisti. La festa è proseguita con la benedizione del Vescovo. Alle pareti della struttura campeggiano i quadri che gli ospiti hanno realizzato grazie all’aiuto del pittore albese Gianni Do; tra questi spicca quello intitolato Le Contesse dell’Ottolenghi dedicato idealmente a tutte le ospiti della struttura.

Il presidente Giancarlo Penna conclude: «Non vogliamo che tutto questo sia un autoelogio. Vogliamo piuttosto riconoscere la centralità dell’anziano in un quadro storico di grandi cambiamenti e nuovi scenari. In questo contesto si motiva l’impegno di tante professionalità che provvedono a fornire un servizio sempre qualificato. La residenza per anziani è sempre un segno di civiltà e qualificazione della convivenza. Sappiamo che la congiuntura storica non è favorevole, ma se sussiste lo spirito di altruismo e di beneficenza che qui alberga, sapremo sopravvivere ».

al.co.