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Alba è stata surclassata dalla vicina Bra

Gentilissimo Direttore, ancora una volta la dormiente Alba è stata surclassata dalla vicina città di Bra che, come ha scritto Gazzetta, è riuscita, pur in questo periodo di crisi, a essere inserita nel sistema ferroviario metropolitano di Torino, mentre Alba ne rimarrà fuori. Non avendo mai preso sul serio la necessità di lottare per il potenziamento della propria ferrovia e ottenere almeno l’elettrificazione della tratta verso Bra, la città di Alba è ormai sempre più periferica e lontana. Se, come più volte ho sostenuto nei miei modesti interventi, si fosse conseguita l’elettrificazione della tratta, il collegamento metropolitano con Torino non si sarebbe fermato a Bra, ma avrebbe potuto arrivare fino ad Alba, con evidenti ricadute positive sulla città e sul territorio circostante. Più Alba perderà collegamenti, più sarà logico delocalizzare fuori dalla medesima servizi pubblici fondamentali per i cittadini. Così Alba sta lentamente perdendo tutto, nonostante la città sia il polo economico più importante della provincia di Cuneo e del Sud Piemonte. C’è da chiedersi come questo possa avvenire e come facciano i politici locali dei diversi partiti, che occupano seggi di prestigio in Provincia, in Regione, nonché a Roma, ad accettarlo. Purtroppo Alba non è mai riuscita, dal dopoguerra ad oggi, a trasformare il proprio peso economico in peso “politico” e adesso ne porta le conseguenze.

Durante gli anni d’oro della Democrazia cristiana l’albese è stato un grande serbatoio di voti utili a garantire un seggio in Parlamento a molti personaggi illustri, ma avulsi dal luogo e senza alcuna intenzione di fare qualcosa per il medesimo. I nomi Ceccatelli e De Rosa sono ancora nella memoria “arrabbiata” di molti ex elettori democristiani locali. Successivamente, con l’arrivo di Berlusconi e della Lega, Alba si è nuovamente presentata come il posto ideale per traghettare voti ai nuovi schieramenti. Gli elettori, esasperati dalle vecchie logiche di partito, pensarono in questo modo di ottenere per la città e il circondario ciò che non avevano avuto negli anni della Balena bianca: Roma “ladrona”, ormai sconfitta, avrebbe permesso al territorio albese di conseguire la propria vittoria. Ma anche in questo caso non è successo nulla: i suffragi sono stati usati per garantire il potere alle nuove realtà politiche, abilissime nel giocare con il malcontento dell’elettorato locale, senza poi dare niente in cambio. Anche in questo caso i lettori ricorderanno il comportamento di un noto senatore che, uscendo dall’aula al momento del voto, permise al Governo Berlusconi di sopravvivere. Nel contempo a una grande fetta di elettori albesi bastavano le invettive di Bossi contro gli immigrati e i “terroni” per farli sentire sicuri e felici, convinti di vivere in un castello dorato, pronto a prendersi la propria rivincita padana. Ma questa rivincita, nel ventennio della Seconda Repubblica, non è mai arrivata: il nuovo ospedale è di là da venire, l’autostrada, vergognosamente costosa, è lungi dall’essere terminata, e non è neanche più possibile raggiungere comodamente in treno le città di Asti e Alessandria. Infine la spending review di Monti ha fatto piazza pulita di ogni illusione: alla Roma dei tecnici non interessa nulla di Alba e del suo futuro, come del resto, fino a un recentissimo passato, non è mai interessata veramente alla Roma dei politici “democraticamente eletti”.

A questo punto della lenta agonia albese c’è però da chiedersi una cosa. Perché i numerosi politici nostrani che “contano in alto” e hanno un peso non indifferente nelle istituzioni, anziché organizzare patetici “girotondi” non battono seriamente i pugni in Provincia, in Regione o a Roma, per dire basta al “saccheggio” della città? Perché non minacciano di far saltare le maggioranze che attualmente governano Cuneo e Torino? Perché non pensano di dimettersi tutti per protesta, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, dai Consigli e dalle Giunte regionali e provinciali a cui appartengono? Alba non merita questi gesti “eroici”? Oppure più di tanto non si deve fare essendo la città governata da una maggioranza politica diversa da quella che siede in Provincia o in Regione? O è più prudente, per questi politici, fare bella figura davanti alle proprie segreterie di partito sperando così di guadagnare una candidatura sicura alle prossime elezioni di primavera?

Mi piacerebbe essere smentito, ma sono convinto che, dietro al vergognoso “saccheggio” di Alba, si stiano consumando anche giochi politici meschini che la città, proprio in questo momento di crisi, non merita.

Sergio Moscone, Serralunga