Voci dal Sinodo

Proseguono con intensità a Roma i lavori dei Padri sinodali sulla “Nuova evangelizzazione”, con frequenti intervalli di preghiera; in particolare si è pregato per la Siria, preoccupati per la tragica situazione in cui versa il popolo siriano, nella speranza che si trovi presto una giusta soluzione.

Il “vieni” e il “vai” dell’evangelizzazione. La riflessione sul modo di trasmettere il Vangelo è stata oggetto di numerosi interventi e molti hanno sottolineato la necessità di un rinnovamento che inizi proprio dagli evangelizzatori e li chiami a rinvigorire il loro rapporto diretto con Cristo prima di comunicarlo agli altri.

Il cardinale Timothy Dolan, in modo originale, ha ricordato che la prima parola dell’evangelizzazione è “vieni” e l’ultima è “vai”. «Ciò significa – ha spiegato – che l’evangelizzatore è il primo a essere chiamato e dunque anche a dover andare all’incontro con Cristo. Solo dopo potrà andare a portarlo agli altri».

Il cardinale statunitense ha posto la questione della «troppa attenzione data alle strutture, alle cose che ci circondano, alle apparenze, allorquando si cerca di capire ciò che è sbagliato in questo mondo. Forse sarebbe più opportuno pensare che a essere sbagliati siamo noi che dobbiamo convertirci e riscoprire il valore della riconciliazione». Il Porporato ha accentuato così tanto questo concetto da sentirsi di proporre che sia proprio la riconciliazione “il sacramento della nuova evangelizzazione”.

Parola di Dio e dialogo. In sintonia con il Concilio Vaticano II, il Sinodo sulla “Nuova evangelizzazione” intende dare ampio spazio alla dimensione ecumenica, con la nutrita presenza di rappresentanti di varie confessioni religiose. Esemplare è stato l’intervento del primate della Chiesa anglicana, Rowan Williams, il quale ha ricordato l’influsso positivo che avuto il Concilio su lui, giovane anglicano praticante, anche per la figura carismatica di Giovanni XXIII. Quanto al dialogo ecumenico, per l’impulso decisivo dato dal Concilio stesso, il Primate anglicano ammette di «provare qualche delusione, ma se guardo indietro, negli anni Sessanta, ricordo che allora noi credevamo che fosse tutto possibile, nell’ambito della Chiesa, della politica, nelle relazioni internazionali, e c’era una certa fretta e ingenuità riguardo a tutto questo. C’è però anche da dire che quando ero ragazzo sarebbe stato impensabile pregare insieme ai cattolici romani, come oggi facciamo, e questo è qualcosa di cui essere orgogliosi».

10 ottobre 2012, Benedetto XVI incontra l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams nello studio dell’Aula del Sinodo

«L’essere arrivati a capire che in qualchemodoci apparteniamo, questo è irreversibile. Naturalmente sarebbe stato meraviglioso fare maggiori passi in avanti. Anche noi siamo interessati all’unità della Chiesa. La reale questione è cosa significhi essere la Chiesa di Dio. Questa è la domanda che ci facciamo all’interno della famiglia anglicana e questa è la domandache ci dobbiamo fare nelle altre denominazioni».

In tema di dialogo e di parola di Dio, un lungo applauso si è levato nell’aula sinodale quando il vescovo Bruno Forte ha fatto memoria del cardinale Carlo Maria Martini, tenace fautore del dialogo e testimone autentico della Parola, ricordando soprattutto il grande contributo dato dal Porporato alla composizione dell’esortazione apostolica Verbum Domini.

Giovanni Ciravegna