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Mio marito lavora in Afghanistan

L’INTERVISTA Dopo i funerali dell’alpino Tiziano Chierotti, 24 anni, morto giovedì 25 ottobre in uno scontro a fuoco a Bakwa, in Afghanistan, Gazzetta ha intervistato Daniela Di Giovanni. Daniela, 37 anni, lavora all’Ente turismo di Alba, Bra ed è sposata con Bruno Vio, 35 anni, capitano di stanza degli Alpini di Fossano, alla sua quinta missione in territori di guerra afghani (dopo averne fatta una in Kosovo). Le abbiamo chiesto cosa significa essere la moglie di un soldato impegnato su questo fronte.

Daniela, di che cosa si occupa suo marito in Afghanistan?

«Mio marito Bruno è a Shimbad, a sud di Herat. È partito il primo settembre e tornerà a fine marzo, inizio aprile. Di solito le sue missioni durano sei mesi. Si occupa d’informazione, lavora in una sorta di ufficio stampa. Sinceramente non so in che cosa consista il suo lavoro perché, data la situazione delicata, parliamo poco di questo aspetto».

Come vive a livello personale il suo lavoro?

«Per fortuna non mi fascio la testa prima di rompermela, quindi vivo serenamente. Non guardo troppo i tg, infatti quando Gazzetta mi ha chiesto l’intervista non sapevo che cosa fosse successo».

Lei ha un figlio di appena 3 anni. Come gli spiega l’assenza del padre?

«Un figlio così piccolo vive in base a quello che trasmettono i genitori. E noi cerchiamo di trasmettergli tranquillità, non ansia. Ovviamente quando c’è di mezzo un figlio le cose si complicano. Molti chiedono a mio marito perché non rimanga a casa, adesso che c’è il bambino, ma questo è il suo lavoro. Io non gli ho mai imposto di non partire e non penso di farlo in futuro. Anche se adesso gli chiedo maggiore responsabilità e di fare più attenzione».

Che cosa pensa suo marito della situazione in Afghanistan?

«Lui non si occupa di strategie, ma del rapporto con la popolazione. Hanno costruito scuole, dice continuamente di assistere a un notevole cambiamento, anche tra locali ed esercito. Ha sempre fatto questo lavoro con passione e continua a farlo tuttora, anche in situazioni complicate».

Le ha parlato della morte dell’alpino Tiziano?

«No, non me ha parlato. Abbiamo la fortuna di sentirci tutti i giorni, via e-mail o Skype, ma non parliamo di queste cose. Non vogliamo stare in pensiero. Preferiamo raccontarci altro».

Maurizio Bongioanni