Un’indagine storica su Lourdes

Il nuovo libro di Vittorio Messori

Gli scrittori come Vittorio Messori ci ricordano di tanto in tanto che al mondo non esistono solo l’economia e la politica, come potremmo quasi essere indotti a credere sulla scorta delle notizie che i media ci propinano senza soluzione di continuità: con la sua ultima opera, “Bernadette non ci ha ingannati”, Messori ci fa nuovamente sentire vicini a quel Cielo al quale tutti, in fondo, aspiriamo.

Per chi non lo sapesse, sarà utile ricordare che a Lourdes, un villaggio francese quasi ai confini con la Spagna, dall’11 febbraio al 16 luglio 1858 la quattordicenne Bernadette Soubirous riferì di avere assistito a diciotto apparizioni di una figura femminile, da lei definita inizialmente “la piccola Signorina” o “quella là” e che solo alla fine si sarebbe qualificata come “Immacolata Concezione”. Come accade sempre in casi come questo, le autorità locali si allarmarono, temendo problemi di ordine pubblico, e cercarono di smontare subito, anche ricorrendo a interrogatori conditi di minacce, quella che ritenevano una macchinazione, o l’opera di un’esaltata. Senza successo, però, tanto che folle sempre più numerose si recavano con Bernadette sul luogo delle apparizioni durante i suoi incontri con la Santa Vergine. Dopo soli quattro anni, il vescovo diocesano dichiarò il carattere soprannaturale dei fatti di Lourdes.

Forte di una documentazione imponente, l’autore risponde in modo convincente a tutte le critiche mosse alla testimonianza di Bernadette Soubirous, che faceva parte di una famiglia poverissima, era poco intelligente, malaticcia, complessivamente insignificante, ma, proprio per questa sua appartenenza alla categoria degli “ultimi”, fu privilegiata protagonista di un’esperienza mistica straordinaria.

Cosa ipotizzarono, sin dall’inizio della vicenda, coloro che non credevano a Bernadette? In primo luogo, che si trattasse di una storia creata ad arte dalla sua famiglia, oppressa da tempo da una povertà estrema, per riuscire a spillare soldi agli ingenui devoti. Le autorità civili dovettero però abbandonare questa pista perché constatarono che Bernadette, nonostante la situazione di indigenza nella quale versava coi suoi cari (i genitori e tre fratelli minori), rifiutava qualunque offerta in denaro o in generi alimentari. Un giorno rimproverò severamente un fratello per avere accettato una mancia da un gruppo di pellegrini che aveva accompagnato alla grotta delle apparizioni; un’altra volta rifiutò cortesemente un prezioso rosario che un vescovo recatosi a farle visita desiderava regalarle; in altre occasioni dirottò su un ospizio gestito da suore prodotti agricoli che certi fedeli portavano a casa sua, costringendo i suoi familiari ad adattarsi a una scelta che anche a noi può apparire troppo radicale.

Un’altra strada battuta dagli investigatori fu quella della macchinazione ordita dagli uomini di Chiesa, sia per far soldi a loro volta, sia per rilanciare la devozione popolare ponendo un argine a una cultura che nella Francia del tempo esaltava la scienza e manifestava una diffidenza sempre maggiore nei confronti della religione. Ma, anche in questo caso, i sospetti verso il clero locale si dimostrarono infondati: il parroco di Lourdes (che veniva criticato da molti fedeli per la sua tendenza a privarsi del denaro per darlo ai poveri), quando venne a sapere dei fatti di cui era protagonista Bernadette, si dimostrò contrariato e rimproverò duramente la ragazza per avergli fatto pervenire richieste della “Signorina” che gli parevano insensate (“Dite ai preti di venire qui in processione e di far costruire una cappella”), salvo a cambiare completamente idea quando Bernadette gli riferì il nome con cui l’Apparsa si era definita: “Io sono l’Immacolata Concezione”. I documenti, comunque, dicono che il clero, senza eccezioni, cercò di frenare la devozione popolare, tanto che, per ordine dello stesso parroco di Lourdes e del vescovo, ai sacerdoti fu vietato di assistere alle apparizioni. Solo quando il vescovo riconobbe la verità di quanto riferito da Bernadette lo scetticismo degli ecclesiastici venne meno ed essi si arresero all’evidenza dei fatti. Si noti anche che, poco dopo l’inizio delle apparizioni alla grotta di Massabielle, furono una cinquantina le persone, quasi tutte donne, che riferirono di avere avuto a loro volta visioni mistiche, ma non ci volle molto a sbugiardarle e il clero, per fermare quella specie di contagio, minacciò sanzioni canoniche a chi avesse dato ascolto ai visionari. Solo a Bernadette si prestò fede. Pensandoci su, è pressoché impossibile, per chi si inventi di essere stato partecipe di un fatto soprannaturale, non cadere, prima o poi, in contraddizione, non tradirsi. Bernadette, interrogata un’infinità di volte da persone molto più perspicaci di lei, non si tradì mai, mai si contraddisse: ripeté sempre, con semplicità, con serena sicurezza, quanto aveva visto e sentito in quella Grotta.

Terza ipotesi dei negatori della verità delle apparizioni di Lourdes: Bernadette inscenò una commedia per attirare l’attenzione su di sé, visto che si sentiva inferiore ai suoi coetanei in quanto a situazione economica, livello di istruzione e anche struttura fisica (era alta un metro e quaranta). Ma anche questa supposizione si scontrò con la realtà dei fatti, perché la ragazza si tenne sempre lontanissima da tutto ciò che avrebbe potuto metterla al centro della scena, mantenne costantemente un atteggiamento schivo e riservato e non parlò quasi mai di sua iniziativa di quanto le era accaduto alla Grotta, ma solo per rispondere alle tante domande che le venivano rivolte da chi di dovere per accertarsi della sua sincerità. Se l’avesse voluto, sarebbe stata colmata di onori, e invece, nei due anni successivi alle apparizioni, rimase presso la famiglia, poi ne trascorse altri sei presso le suore dell’ospizio di Lourdes, destinata a umili mansioni, e infine tredici – gli ultimi della sua breve vita, conclusasi nel 1879 a 35 anni – nell’infermeria del lontano convento di Nevers, talora come infermiera, più spesso da malata. Quelli che conobbero da vicino Bernadette dichiararono che si distinse sempre per l’estrema umiltà. Tutto il contrario di quella vanità che qualcuno cercò di attribuirle per demolire l’autenticità della sua testimonianza.

E ancora, se Bernadette avesse recitato, se si fosse inventata tutto, non avrebbe descritto una Madonna così “improbabile”: giovane come lei, piccola come lei, più volte intenta a sorridere, e addirittura a ridere, ciò che suscitò non poco imbarazzo nel clero per via della distanza rilevante rispetto al modello mariano tradizionale, tanto che l’autore della statua che si trova ancora oggi nella Grotta di Massabielle si sentì in dovere di realizzarla molto più alta e adulta rispetto a quella descrittagli da Bernadette (cosicché, quando quest’ultima la vide, non poté evitare di esprimere, sia pure garbatamente, il proprio disappunto).

Nella folta schiera di chi non credeva a Bernadette stavano infine coloro che ritenevano che fosse malata di mente, che scambiasse i suoi deliri per la realtà. Celebri medici sentenziarono da Parigi, senza averla mai vista, che si trattava senz’altro di un’alienata, di una pazza.

Ma ci furono altri medici che ebbero modo di conoscere a fondo Bernadette, a partire da quello che prestava servizio presso il convento di Nevers dove la giovane trascorse l’ultima parte della sua esistenza, un professionista stimato al punto da essere eletto presidente dei medici del locale dipartimento. Ebbene, costui, richiesto da un suo collega psichiatra di un parere su quella giovane suora di cui tanto si parlava, gli rispose: “Questa religiosa è ben lungi dall’essere alienata. Dirò di più: la sua natura tranquilla, semplice e amabile non la dispone per niente a scivolare in simili patologie nervose”. In precedenza, al tempo delle apparizioni, il prefetto del dipartimento di Lourdes aveva nominato una commissione di tre medici affinché stilassero un referto che autorizzasse il ricovero di Bernadette in una clinica per malati psichici. Dopo aver visitato Bernadette, i tre redassero un documento che era un capolavoro di equilibrismo perché, per non contrariare il prefetto, attribuirono le visioni della ragazza ad “un riflesso di luce nella grotta” che la sua immaginazione avrebbe trasformato nell’immagine della Madonna (una spiegazione davvero grottesca), ma, in un sussulto di dignità professionale – pur accompagnato da un contorsionismo verbale degno di un comico – non ne chiesero l’internamento in manicomio perché la sua infermità, se tale era, non ne comprometteva però la salute… Qualche anno dopo, non dovendo più fare i conti con quel prefetto, il capo della commissione in questione non solo ritratterà quel rapporto, ma sosterrà con convinzione la verità delle apparizioni e chiederà di far parte dell’Ufficio medico del nuovo santuario di Lourdes incaricato di pronunciarsi sulle guarigioni inspiegabili di pellegrini gravemente malati.

Ebbe a che fare con Bernadette un altro medico, assai scettico sulle apparizioni, che volle recarsi alla Grotta per verificare da vicino ciò di cui aveva solo sentito parlare: ebbene, costui rimase così colpito dalla trasfigurazione del volto della ragazza durante l’estasi (oltre che dalla sua insensibilità alla fiamma di un grosso cero che le avvolse per un quarto d’ora le mani giunte in preghiera), che da quel momento sarebbe diventato un difensore a spada tratta delle apparizioni.

Messori ci fa capire che di fronte a presunte manifestazioni soprannaturali non si tratta di pronunciare un sì o un no “a priori”, ma si può, anzi, si deve fare ricorso anche alla ragione per verificare la fondatezza di tali fenomeni.

Quasi contemporaneamente al libro di Messori ne è stato pubblicato un altro sullo stesso tema, che sostiene la tesi opposta (non per nulla a scriverne la prefazione è stato il matematico ateo Piergiorgio Odifreddi, quello che ha definito i cristiani “cretini”). Come si spiega che, a distanza di oltre un secolo e mezzo, la vicenda di Lourdes continui a suscitare forti contrasti? Il fatto è, come sosteneva un eminente intellettuale cattolico morto alcuni anni fa, l’accademico di Francia Jean Guitton, che qui “la posta in gioco è immensa; se quelle apparizioni sono autentiche, trascinano con sé, con logica implacabile, la verità nella fede nel Dio trinitario; in Gesù come Messia al contempo uomo e Dio; nella Chiesa come voluta e guidata dal Cristo per mezzo dei pontefici romani”. Sì, perché, come precisa lo stesso studioso, “ammettere ciò che l’Apparsa stessa chiama Immacolata Concezione, identificandosi addirittura con essa, significa ammettere, per obbligata conseguenza, la maternità divina, dunque la divinità di Gesù e la Trinità. Ma significa anche ammettere che lo sviluppo teologico presieduto dal Vescovo di Roma è legittimo; che, dunque, rispetta la volontà divina anche il dogma dell’Immacolata Concezione proclamato nel 1854 da Pio IX”. Tutto l’impianto del Credo cattolico, insomma, sarebbe pienamente confermato.

Messori può dunque concludere che “quella Grotta è il salvagente che è stato regalato ai credenti per aggrapparvisi, proprio nella svolta drammatica della modernità, quando tutte le ideologie postcristiane organizzavano il grande attacco alle radici della fede stessa. Allora, proprio nel momento giusto, su quel gave, su quel torrente, ci sono stati dati uno scudo difensivo e un antidoto potente che oggi ci sono ancora più preziosi perché, sotto quell’assalto, molte fortificazioni sono cadute, spesso per la resa di chi doveva difenderle”.

Mauro Aimassi