Erri De Luca ad Alba con Il torto del soldato per Collisioni

Prima di raggiungere i quarant’anni, prima di diventare scrittore, fu responsabile del servizio d’ordine di Lotta continua, operaio, camionista, magazziniere e muratore. Enrico ErriDe Luca è stato definito dalla critica l’autore del decennio. Sarà il prossimo ospite di Collisioni e Banca d’Alba: l’appuntamento è fissato per mercoledì 5 dicembre nella chiesa di San Domenico, alle 21. De Luca presenterà l’ultimo libro uscito, Il torto del soldato, edito da Feltrinelli. È un romanzo corale, dal ritmo spezzato. Il concetto chiave: solitudine. L’ospite successivo della stagione di Collisioni sarà Aldo Busi, domenica 9 dicembre, sempre alle 21 in San Domenico. Per la prima volta in provincia di Cuneo, per presentare in anteprima il suo nuovo romanzo uscito dopo oltre dieci anni di silenzio El Especialista de Barcelona, un’educazione sentimentale alla vita per come gli uomini si sono rassegnati a intenderla ai giorni nostri; un’educazione che più fallisce, più sconfina nel romanzo gotico. «Due appuntamenti diversi, che rispecchiano la volontà del festival di dare voce a sensibilità artistiche e umane differenti, creando cartelloni mai unilaterali e sempre in rotta di collisione», dicono gli organizzatori.

La tecnologia sta influenzando l’universo letterario? A quali cambiamenti si sta assistendo?

«La crisi sta influenzando i libri di carta molto di più del libro elettronico, che si aggiunge come specifica facilità, ma non può rimpiazzare il libro, che non bisogna di nessuna cautela nel maneggiarlo, nell’ esporlo al caldo e al freddo, né si serve di altra energia oltre quella di sfogliarlo con le dita. Il libro non è delicato, resiste al fuoco, sbruciacchiandosi all’esternoma non dentro le pagine e resiste pure al naufragio, potendo galleggiare. Il libro di carta è fatto di materia valorosa e resiste ai maltrattamenti. Invece non può resistere a lungo alla crisi, dovendo le famiglie concentrare le risorse sulle prime necessità».

Occorre prima vivere e poi scrivere o viceversa?

«Scrivo storie e persone che ho conosciuto, dunque per me il primato spetta alla vita svolta,ma so che innumerevoli sono le fonti d’ispirazione: dalla storia antica a quella di fantascienza».

Lo scrittore (l’artista in generale) deve essere impegnato socialmente?

«L’impegno dello scrittore è di scrivere le sue pagine meglio che può. Se vuole aggiungere una seconda funzione, allora deve prendersi cura del diritto di parola di quelli che non ne godono. Non mi riferisco ai suoi colleghi in difficoltà, ma agli analfabeti, ai muti, agli stranieri immigrati che stentano a farsi capire. Se invece lo scrittore crede che suo impegno sia appartenere a una formazione politica, sono fatti suoi che non c’entrano con la sua attività».

Perché ha scelto di raccontare il concetto di solitudine nel suo ultimo libro? Esistono elementi autobiografici?

«Nelle mie storie c’è maggioranza di vita mia e di avvenimenti reali. Una mia esperienza abituale è quella dell’isolamento, parola più concreta e meno poetica di solitudine. Sono capace d’isolamento anche in mezzo a una baraonda, nel rumore di un martello pneumatico, in un vagone affollato. È un punto di vista, l’isolamento, che permette di restare in mezzo al mondo, senza procurarsi un eremo».

È ancora possibile oggi diventare scrittore?

«Sarà sempre possibile desiderare l’ascolto di una storia, e sarà sempre necessario uno che la sappia narrare. Così come ci saranno sempre musicisti, pittori, attori, danzatori. Nelle condizioni più avverse la persona umana si è fatta accompagnare da una qualche forma d’arte che le allargasse il respiro».

Marco Viberti