Guerra alla sala-giochi

Dogliani non ci sta: la sala giochi e scommesse Jolly Joker, recentemente aperta in pieno centro storico (nell’ex sede della Crb), va contro i regolamenti comunali, oltre che contro gli impegni sociali portati avanti dall’Amministrazione di Nicola Chionetti.Eil giovane Sindaco promette di fare tutto ciò che è nel potere della sua istituzione contro la licenza rilasciata dalla Questura.

La vicenda è in ballo dalla scorsa primavera, quando i titolari della sala presentarono in Municipio la richiesta di apertura. Per tutta risposta il Consiglio comunale approvò all’unanimità modifiche al regolamento di Polizia municipale che vietavano la localizzazione di esercizi del genere a meno di duecento metri da luoghi di culto (e qui c’è la Confraternita dei Battuti).Ma il rilascio di queste licenze è rimesso alla Questura che deve solo verificare la sorvegliabilità delle zone limitrofe ai locali ai fini dell’ordine pubblico. E nel caso di Dogliani, alle verifiche ha fatto seguito il via libera nonostante la contrarietà del regolamento comunale.

«La normativa nazionale concede totale libertà e ora ci troviamo una sala-scommesse nel centro che non esito a definire abusiva, in quanto vietata dai nostri regolamenti comunali », afferma senza troppe remore il Sindaco. «La Questura ha rilasciato la licenza pur conoscendo benissimo il parere contrario della nostra Amministrazione: in qualità di Sindaco ho il dovere di dare seguito alle decisioni del Consiglio comunale. Abbiamo già notificato ai gestori la violazione del regolamento comunale e chiesto alla Questura di ordinare la chiusura; se necessario adiremo alla magistratura amministrativa per dirimere il conflitto tra normative locali e nazionali».

Ma la valutazione non è solo giuridica: ci sono altre ragioni e preoccupazioni sociali che muovono Chionetti. «Il nostro Comune ha da sempre investito nella tutela delle fasce più deboli e delle famiglie disagiate. Il Sistema sanitario nazionale ha riconosciuto la dipendenza da gioco, la “ludopatia”, che spinge un individuo a dilapidare interi patrimoni. Quando poi i grandi patrimoni da dilapidare non ci sono, a inabissarsi nei debiti sono le famiglie: con quali soldi faremo fronte ai disagi sociali che si creeranno? Con quali forze faremo fronte all’aggravarsi dei problemi di ordine pubblico?», aggiunge Chionetti.

Il primo cittadino prosegue: «Non si tratta di opporsi alla libertà d’impresa, ma la tassazione di queste attività è passata dal30%del 2000 all’attuale 10%, secondo il meccanismo che, più aumenta il fatturato, più diminuisce la tassazione. In questo modo si sottraggono allo Stato entrate che avrebbero raddrizzato intere manovre finanziarie e lo si fa mandando in rovina i cittadini. In Parlamento c’è una proposta dell’Anci che propone di reperire soldi dal forte gettito fiscale prodotto da queste attività».

Miranda Ciravegna