Il direttore risponde (18 dicembre)

«Slot machine, uno sperpero enorme di denaro pubblico»

La Corte dei conti ha contestato penali per quasi 100 miliardi ai gestori dei giochi Atlantis World, Giocolegale limited, Snai, Sisal, Ematica, Cogetech, Gamenet, Lottomatica Videolot Rete, Cirsa Italia, H.b.G. e Codere. Le contestazioni riguardano il mancato collegamento degli apparecchi alla rete telematica dello Stato, gestita da Sogei, ma risulta che i concessionari delle slot machine verseranno circa 2,7 miliardi di euro, salvo ulteriori riduzioni risultanti dai ricorsi ancora in corso. Per questo è urgente e doveroso che il Governo verifichi eventuali responsabilità sul piano amministrativo e disciplinare e assuma iniziative normative per definire meglio l’esercizio del controllo pubblico e la certezza della pena, al fine di evitare che venga vanificato l’operato delle Forze dell’ordine e si dia la distorta percezione di favorire il mancato rispetto delle regole, in un settore che è peraltro soggetto a infiltrazioni della criminalità organizzata. Al riguardo ho presentato un’interpellanza urgente al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero della salute relativamente all’inchiesta sull’evasione fiscale dei concessionari del gioco d’azzardo (l’interpellanza è stata sottoscritta anche dai deputati piemontesi Antonio Boccuzzi, Mimmo Lucà ed Elisabetta Rampi). Nella primavera scorsa le società concessionarie e alcuni dirigenti dei Monopoli sono stati condannati al pagamento di complessivi 2 miliardi e 700 milioni di euro, poca cosa rispetto a quel che si era quantificato: tutte le interpretazioni contrattuali e tecniche sono andate a favore di chi non aveva rispettato o non aveva fatto rispettare il fin troppo chiaro contratto di concessione. Secondo la Corte dei conti l’inchiesta ha rilevato non solo uno sperpero di risorse pubbliche a causa del pagamento per un servizio pubblico non reso, ma ha messo in luce gravissime illegalità che hanno escluso quasi del tutto l’esercizio del controllo pubblico sul gioco e per questo è urgente un intervento del Governo, anche alla luce dei recenti provvedimenti approvati per garantire la trasparenza dei giochi d’azzardo e del riconoscimento delle ludopatie come malattie che interessano anche i giovani.

On. Luigi Bobba, deputato del Pd, vicepresidente della Commissione lavoro

In tempi di crisi la scorciatoia della fortuna al gioco è una tentazione più forte. In moltissimi casi però diventa una vera e propria malattia, la cosiddetta ludopatia, una nuova droga. Che dal 2000 a oggi ha coinvolto 35 milioni di italiani. Il fatturato complessivo di slot machine, lotterie, video poker, ecc. ha toccato nel 2011 gli 80 miliardi di euro. Eppure in questo modo si viola l’articolo 78 del Codice penale, che vieta il gioco d’azzardo fra le persone. Lo Stato però ha fatto molte deroghe in merito, per rimpinguare le sue casse vuote. Peccato però che i conti non tornino. Da anni lo Stato cerca di allargare il settore, abbassando le tasse. Come ha detto il sociologo Maurizio Fiasco a Famiglia Cristiana, «la quota trattenuta dall’Erario sul poker è dello 0,53%, sui casinò on line dello 0,61. A fine 2012 gli italiani avranno sperperato nel gioco 100 miliardi di euro. Di questi, 25 riguardano il comparto dei giochi on line. E su questo settore lo Stato incasserà l’1,5 per cento, circa 375 milioni di euro. Su 100 miliardi di spesa, nelle casse del Tesoro finiranno 8 miliardi». Che sono pochissimi, in proporzione. Se si fossero spese cifre simili in vestiti o automobili, l’Erario avrebbe sbancato. Se a questo si aggiunge ciò a cui accenna l’onorevole Bobba la situazione peggiora. Non sempre è certo che tutte le macchinette installate inviino correttamente notizia all’Erario degli incassi. Se il meccanismo è truccato i soldi possono finire magari nelle tasche della criminalità. Che cosa fare? Molti gestori di bar hanno deciso di non tenere più le slot machine. Il Forum delle associazioni familiari propone di aderire al manifesto “No slot” (www.vita.it/static/upload/man/manifesto- no-slot.pdf). Per approfondimenti può essere utile il volume dello psicologo Cesare Guerreschi Non è un gioco. Conoscere e sconfiggere la dipendenza da gioco d’azzardo (San Paolo Editore).