Il direttore risponde (15 gennaio)

«Quanti spunti di comicità nelle lettere al giornale»

La pagina delle lettere di Gazzetta d’Alba dell’8 gennaio, mi ha rallegrato la giornata, essendo ricca di ben tre spunti comici irresistibili. In una si parlava, di certo seriamente, di alcune questioni riguardanti il bel paesino di Levice. Ma cominciava così: «Noi del Gruppo trasparenti…». Immediatamente mi sono chiesto: ma che visibilità avranno in Consiglio comunale questi qua? Contro che lista avranno fatto la campagna elettorale, contro “il Gruppo opachi”? Saranno spesso accusati di assenteismo? Mah… In un’altra lettera, una signora ha detto che alle Poste di Alba il sistema elimina-code, prevede che le code si facciano eccome, in un raro esempio di contorsionismo burocratico. Quel che farei anch’io, cioè prendere il biglietto, valutare il tempo di attesa e ritornare in prossimità del proprio turno, non piace al personale. La coda bisogna farla lì. Chissà cosa cambia. Capisco che la signora sia rimasta allibita, certi uffici applicano regole che nemmeno Orwell avrebbe immaginato nel suo 1984. La terza lettera che mi ha colpito è quella della signora che si è beccata una multa dai Vigili, rea di avere il triangolo dell’auto non omologato R27 CEE e privo del (regolamentare?) punto esclamativo. Signora, debbo ringraziarla! Perché la curiosità mi ha spinto a esaminare il triangolo che ha in dotazione la mia Ford Fiesta, omologata due mesi fa, e ho scoperto che in caso di incidente, mi sarei trovato subito in difficoltà. Non è normale nemmeno il mio! Ha una parte in plastica e una in fettuccia, si sono rotti al primo smontaggio sia il triangolo, che la confezione e del punto esclamativo non c’era l’ombra. Però, non avrei preso la multa. Sull’esterno c’è scritto: omologato R27 CEE. Scassato, ma a norma. Credo davvero che le lettere dei cittadini siano spunti insuperabili di comicità gratuita e che i giornali debbano sempre tener conto di quanto “giornale” facciano i loro lettori.

 Silvano Bertaina, Govone

C’è a volte una comicità involontaria, è vero, nelle lettere che arrivano in redazione, ma più ancora c’è la realtà vissuta dalla gente. Le situazioni di ogni giorno, problematiche e no, positive o negative. Non è un caso se Gazzetta dà ampio spazio, mediamente più di altri giornali, alla corrispondenza dei lettori. Attraverso queste pagine è possibile far sentire direttamente la propria voce, raccontare la propria esperienza, sollecitare le istituzioni e chi di dovere a risolvere problemi o rimediare a inadempienze, esprimere la propria opinione liberamente, con rispetto ed entro i confini della buona educazione. Tranne in rari casi, non intervengo con una mia risposta, perché essa viene dai lettori stessi o da coloro che sono stati per qualsiasi motivo chiamati in causa. C’è da aspettare almeno una settimana per questo, ma ciò dipende dai ritmi di uscita del giornale. In definitiva, come ho sottolineato anche in altre occasioni, le pagine delle lettere sono una forma di dialogo, una sorta di moderna agorà, di piazza dei nostri tempi, dove ciascuno può esprimersi. Un vero momento di democrazia. Per questo vorrei ancora una volta richiamare tutti a osservare la regola di lunghezza massima delle lettere, che è di trenta righe dattiloscritte (1.800 caratteri). È una forma di rispetto verso gli altri e può accelerare la pubblicazione nei momenti dell’anno in cui la corrispondenza si accumula sul tavolo della redazione.