Le banche non sostengono le aziende

IMPRESE Beppe Piumatti, imprenditore eclettico e dinamico, ha scelto di mettere a disposizione la propria voglia di impegno sociale dedicandosi alla rappresentanza della propria categoria in Api (Associazione piccole e medie imprese). Già presidente della Piccola impresa della provincia di Cuneo, Piumatti ricopre ora il ruolo di vicepresidente di Api Piemonte e fa parte come consigliere del Direttivo nazionale.

Dall’osservatorio privilegiato del Gruppo Piumatti, con quasi 50 mila aziende con cui collaborate, come vede questo 2013 da imprenditore?

«Spesso dico che le aziende non sono “vacche da mungere”. Chi in questi ultimi cinque anni ha fatto del bene alla propria attività è riuscito a sopravvivere alle sempre crescenti difficoltà imprenditoriali. Chi ha saputo investire, non togliere risorse preziose e fare quadrato con i propri collaboratori ha parato i colpi di questa crisi. Abbiamo imparato che non basta il patrimonio immobiliare per garantirci l’accesso al credito. Le banche hanno limitato l’accesso alla liquidità e nonostante il lavoro quando non hai credito è difficile raggiungere i propri obiettivi. Vedo il 2013 con un inizio fotocopia del 2012, ma sono certo che riusciremo a uscire da questo stallo e in particolare chi ha saputo puntare sull’esportazione trascinerà molti altri imprenditori nella giusta direzione».

A proposito di accesso al credito, come valuta la collaborazione tra imprenditori e sistema bancario?

«Le banche non sono state vicine agli imprenditori come avrebbero dovuto. Viene messo troppo poco a disposizione il credito, si privilegia aiutare quegli imprenditori che non ne hanno bisogno perché possono autosostenersi. Occorre che il sistema bancario torni a spostarsi nelle aziende. Occorre fidelizzare e conoscere i propri clienti, fare anche una scommessa sulle imprese con cui si collabora. Penso che il sistema bancario non conosca le aziende, si guardano freddamente i numeri, con Basilea 2 oppure un bel sito Internet che presenta le aziende a volte con molto fumo e poco arrosto. Concludo facendo questa considerazione: chi vuole essere banca del territorio deve avere un direttore che dia stabilità, che conosca le aziende, instauri un rapporto umano e non con i freddi numeri».

Politica: cosa vi aspettate dagli amministratori locali e nazionali?

«Penso sia proprio la politica di qualità che manchi a noi imprenditori. Il governo Monti ci ha salvati da quanto è successo in Grecia. La crisi ha cambiato il mondo, anche i politici devono cambiare stando più vicini alla gente, con maggiore responsabilità sapendo che i cittadini vogliono fatti. Poi abbiamo bisogno di giovani, anche in politica, e per quanto possano sbagliare non penso possano peggiorare la situazione di chi li ha preceduti».

Concludendo, Piumatti ci ricorda l’importanza del made in Italy e l’acquisizione di due nuove aziende nel Gruppo Piumatti oltre ad appalti riconfermati per altri 5 anni: «Pratichiamo prezzi buoni e facciamoci pagare a 30 giorni, questo un consiglio che do a chi fa impresa. Una richiesta invece che rivolgo alla politica europea è quella di mettere dei dazi doganali per fermare le importazioni scorrette».

Franco Burdese