Parole per un anno: SPORT

FRANCESCA cuore olimpico

«Mi ero diplomata alla scuola alberghiera di Mondovì e il giorno in cui sono stata operata sarei dovuta partire per la Germania per un tirocinio. Chissà dove sarei oggi?», si chiede Francesca, senza commiserarsi. «La vita va avanti», dice. «Noi impieghiamo solo un po’ più di tempo per fare le cose». Nei mesi scorsi Francesca è stata in molte scuole della zona a raccontare la sua esperienza.

Come ti trovi a incontrare i ragazzi?

«È una bellissima esperienza, che spero di poter continuar e . Con i bambini c’è un bel rapporto. Sono curiosi e a volte fanno domande sorprendenti per la loro acutezza. Credo siano incontri utili per far capire loro i sacrifici della vita. Ai ragazzi racconto la mia esperienza umana e di atleta, come mi sono avvicinata allo sport, i sacrifici che la pratica sportiva richiede, le vittorie e le sconfitte».

Quando hai scoperto lo sport?

«Dopo la malattia. Prima lo avevo praticato solo a livello scolastico».

Ti è servito?

«Sì, molto. Mi ha aiutata a livello mentale e fisico ed è ciò che cerco di far capire agli studenti che incontro. Credo sia fondamentale far conoscere lo sport e farlo praticare a chi è in difficoltà. È necessario che i genitori coinvolgano i ragazzi nell’attività sportiva e non li lascino da soli davanti a tv o playstation ».

Cosa ti ha insegnato la pratica sportiva?

«Fare sport, qualsiasi sport e a qualsiasi livello, insegna ad avere obiettivi. Spesso non si sa cosa sono i sacrifici: lo sport te lo fa capire».

Com’è iniziata la tua carriera agonistica?

«Con lo sci da discesa. Inizialmente l’handbike mi serviva solo come allenamento».

Il tuo debutto?

La prima gara a cui ho partecipato era una mezza maratona a Trino Vercellese. Partii da casa sotto il diluvio. Non credevo neppure che la facessero. Sono arrivata penultima sotto la pioggia,maho scoperto che mi piaceva la competizione e così ho continuato».

Veniamo alle Olimpiadi. Come ci si sente prima del via?

«Non ero tesa, ero solo concentrata sulla gara. Merito anche della psicologa che mi ha seguita durante la preparazione».

Dopo la staffetta, tornando al Villaggio olimpico cos’hai pensato?

«Mi sono chiesta: e adesso che succede? Ma me l’aspettavo. Il mio allenatore mi aveva avvertita che dopo le Olimpiadi avrei avuto un calo di tensione. È stato un anno durissimo ed entusiasmante. Da gennaio alle Olimpiadi ho passato 144 giorni fuori casa tra allenamenti e gare. È stato fondamentale il ruolo della mia famiglia. A volte rientravo alla sera e ripartivo il mattino successivo e mia madre lavava gli indumenti nella notte. Voglio ringraziare anche mio zio Remo. Da quando è in pensione gli ho trovato subito… qualcosa da fare: è lui che mi ha sempre seguita in bicicletta durante gli allenamenti nelle Langhe».

Le Olimpiadi sono il punto di arrivo della carriera di ogni atleta. Continuerai con l’handbike?

«Sì. Mi piace troppo, non ce la faccio a smettere, anche se il 2013 sarà un’annata più… tranquilla rispetto a questa. Gli obiettivi principali saranno i campionati italiani (Francesca detiene il titolo sia a cronometro che in linea, nda) e i mondiali in Canada».

Torniamo… a Londra. Qual è il clima del villaggio olimpico?

«È un ambiente bellissimo. Non ci sono differenze di religione o di colore della pelle. Ho conosciuto gente più in difficoltà dimeche riesce a fare cose straordinarie. Sono esperienze che ti toccano».

Il tuo compagno di staffetta Alex Zanardi conduce in tv “Sfide”. Qual è la tua prossima sfida?

«Proverò lo sci di fondo. Comincerò ad allenarmi nei prossimi giorni a Festiona con lo stesso staff che mi ha seguita nell’handbike».

Stai per caso facendo un pensierino alle Paralimpiadi invernali del 2014 a Sochi?

«Perché no? Intanto, proviamoci! In ogni caso, il fondo sarà utile come allenamento per l’handbike». Il primo appuntamento di spicco della nuova carriera sportiva di Francesca saranno i campionati italiani, in programma a marzo, ma prima della prova tricolore la campionessa di Albaretto effettuerà alcune gare di preparazione. E se arriverà penultima, non fateci caso. È successo anche con l’handbike; poi abbiamo visto com’è andata a finire.

Corrado Olocco